martedì 10 aprile 2012

Boccioni e il Manifesto tecnico della scultura futurista.

Umberto Boccioni nel suo studio con Testa+casa+luce


Umberto Boccioni è tra gli artisti più complessi  e stimolanti del secolo appena concluso: attivismo appassionato e distacco teoretico, violenza polemica e complessità concettuale si uniscono a formare un artista/teorico straordinario.
Pittura e scultura futuriste del 1914, la summa del suo pensiero, è a mio avviso il capolavoro teorico del Futurismo, il volume che "giustifica" concettualmente e storicamente il movimento italiano poiché lo inserisce definitivamente, e con pari dignità, nel pantheon delle avanguardie figurative del '900: un'opera degna degli scritti dei vari Kandinsky, Malevic, Mondrian.
L'antecedente diretto di Pittura e scultura futuriste è un altro "testo sacro", scritto da Boccioni un paio d'anni prima, nel '12, quando la sua ricerca del dinamismo universale lo aveva portato ad approcciare principalmente la materialità del gesso, il Manifesto tecnico della scultura futurista, di cui tra poche ore ricorre il centenario[*].
Per inaugurare questo blog non poteva esserci ricorrenza migliore !

Spesso l'importanza delle dichiarazioni contenute in questo scritto - autentiche preconizzazioni di quello che sarebbe stato lo sviluppo della ricerca scultorea nei decenni successivi - ha portato a una sottovalutazione dei risultati concreti ottenuti da Boccioni. Nel Manifesto, per esempio, abbiamo una famosa formulazione di scultura polimaterica: « Distruggere la nobiltà tutta letteraria e tradizionale del marmo e del bronzo. Negare l'esclusività della materia per la intera costruzione d'un insieme scultorio. Affermare che anche venti materie diverse possono concorrere in una sola opera allo scopo dell'emozione plastica» ; il passaggio prosegue con un elenco dimostrativo di materiali non artistici con cui realizzare l'opera: dal vetro al legno alla stoffa, fino alla luce elettrica e (in seguito) a quei gas che hanno fatto vedere in Boccioni un diretto precursore delle sperimentazioni di Lucio Fontana[1].

U.Boccioni, Testa+casa+luce, scultura distrutta

L'accusa tipica è quella di non aver dato attuazione a questo progetto; ma al di là del fatto che Boccioni, oltre a Dinamismo di un cavallo in corsa + case, almeno altre due opere polimateriche le ha realizzate - la meravigliosa Fusione di testa e finestra (Compenetrazione di testa+ finestra)  del '12, distrutta e nota solo attraverso fotografia, era composta di un vero infisso di finestra, di un occhio di vetro e di capelli; mentre in Testa+Casa+Luce, a sua volta distrutta, un'autentica ringhiera si innesta nel corpo dell'oggetto -  c'è un fatto essenziale che forse è stato sottovalutato: e cioè che alla scultura polimaterica l'artista ha qui dedicato solo poche righe.
E questo perché a mio avviso il principale problema teorico e pratico di Boccioni, in quel  1912, era un altro; la questione del polimaterismo è secondaria, o comunque subordinata al problema cardinale della scultura d'ambiente- non a caso la terza opera polimaterica, la sola interamente incentrata sul problema dell'utilizzo di materiali non artistici nell'opera d'arte, è di un paio d'anni successiva: trattasi di quel Dinamismo di un cavallo in corsa + case citata sopra, che è anche l' ultima scultura boccioniana.
In ogni caso, sono del parere che l'idea di un Boccioni più rivoluzionario nella teoria che nella pratica, con conseguente sottovalutazione di quest'ultima, sia fallace, frutto di un modo che non condivido di guardare alla storia dell'arte col metro privilegiato del grado di novità proposto.
Nel Manifesto abbiamo l'applicazione dei motivi principali della pittura futurista (boccioniana) alla scultura: la compenetrazione dei piani e il trascendentalismo fisico. Da qui giungiamo a un fatto centrale, quel «noi dobbiamo partire dal nucleo centrale dell'oggetto che si vuol creare, per scoprire le nuove leggi, cioè le nuove forme che lo legano invisibilmente ma matematicamente all' infinito plastico apparente e all' infinito plastico interiore» .

Sviluppo di una bottiglia nello spazio, 1912-13. New York, The Metropolitan Museum of Art


Trova qui espressione la concezione essenzialmente architettonica del fatto scultoreo, tipica di Boccioni: l'opera si costruisce dall'interno, da un interno che si apre e si sviluppa per entrare in comunicazione con lo spazio reale che lo circonda, col mondo. E' così che la scultura fa «vivere gli oggetti rendendo sensibile, sistematico e plastico il loro prolungamento nello spazio» .
Il risultato di un tale programma è uno dei massimi capolavori boccioniani, Sviluppo di una bottiglia nello spazio, significativamente del 1912 - un'opera che va assolutamente vista dal vivo, per rendersi conto dello straordinario virtuosismo dell'artista.
E' così che il nostro giunge alla formulazione di un altro concetto-chiave, probabilmente il più importante, come dicevo prima: quello di scultura d'ambiente, che forse è meno progressista di quello che in realtà sembra: l'artista infatti si riferisce a una qualità specifica del "tradizionale" oggetto plastico, una qualità da conquistare perché esso possa rinnovarsi e affrancarsi dalla tradizione: quella apertura  all'ambiente circostante di cui ho parlato poc'anzi a proposito di Sviluppo di una bottiglia nello spazio. Insomma, l'avvenirismo boccioniano rimane ancorato all'opera scultorea tradizionale, modellata o scolpita che sia.
E per ottenere una scultura di tipo ambientale non si può che proclamare «l'assoluta e completa abolizione della linea finita e della statua chiusa. Spalanchiamo la figura e chiudiamo in essa l'ambiente. Proclamiamo che l'ambiente deve far parte del blocco plastico come un mondo a sé e con leggi proprie» 
E' un principio di iterazione, un incontro e una commistione che viene a creare qualcosa di nuovo, per cui lo scultore «si prefigge la ricostruzione astratta dei piani e dei volumi che determinano le forme, non il loro valore figurativo» : il principio di mimesis è drasticamente aborrito. L'altro grande risultato sopravvissuto di questo progetto artistico è la più famosa scultura di Boccioni, il capolavoro Forme uniche della continuità nello spazio.
Io penso che i punti più importanti del Manifesto centenario siano quelli che ho citato; e lo penso perché sono loro a trovare più immediata e consequenziale applicazione nelle opere: le profezie boccioniane, per quanto straordinarie (come dimenticare quella relativa alla scultura cinetica?) ci servono a poco se vogliamo comprendere la concreta produzione scultorea - anzi possono essere d'intralcio, come dimostra quel pregiudizio diffuso di cui parlavo prima.

Forme uniche della continuità nello spazio, 1913. Milano, Museo del Novecento


Proviamo ad applicare una di queste profezie a un'opera vera, Forme uniche della continuità nello spazio; proviamo a immaginarla dotata di «un qualsiasi congegno che possa dare un movimento ritmico adeguato a dei piani o a delle linee» , e dunque come primo esemplare di scultura cinetica; indubbiamente il suo grado di innovazione sarebbe maggiore, ma se pensiamo a quello che essa è chiamata ad esprimere e a "materializzare", questa aggiunta sarebbe uno sbaglio: probabilmente la forma unica si perderebbe.
Da questa prospettiva, più importanti di tutte le profezie sono da considerarsi i meno sbalorditivi strali contro i soggetti tradizionali e la statuaria: Sviluppo di una bottiglia nello spazio,  una delle prime nature morte scultoree della storia dell'arte, è anche il frutto di queste "ovvietà".
A tutto questo c'è da aggiungere che il Manifesto è solo una tappa del pensiero intorno alla scultura di Boccioni: il punto culminante rimane quel Pittura e scultura futuriste citato all'inizio - basti solo ricordare questo fatto[2]: il concetto di ritmo spiralico, fondamentale se pensiamo a Forme uniche …,  è nel Manifesto ancora assente.

Per concludere, al di là delle mie discutibili opinioni in merito, il centenario del Manifesto tecnico della scultura futurista può costituire un'ottima occasione per leggere (o rileggere) quello che rimane indiscutibilmente un passaggio fondamentale nella storia della scultura del novecento: non ci sarà da pentirsene, questo è più che certo.


[1] Per esempio a Renato Barilli, che ne parla molto brevemente in Storia dell'arte contemporanea in Italia, Bollati Boringhieri 2007
[2] Vedi Jolanda Nigro Covre, Arte contemporanea: le avanguardie storiche, Carocci  2008

[*] In realtà il Manifesto è stato scritto approssimativamente tra la fine di Giugno e gli inizi di Luglio, come ben spiega Laura Mattioli Rossi nel saggio Dalla scultura d'ambiente alle forme uniche della continuità nello spazio, pubblicato in L.M.Rossi (a cura di), Boccioni.  Pittore scultore futurista, catalogo della mostra, Skira 2006.   La studiosa sostiene anche che la data di aprile è un richiamo alla data del Manifesto tecnico della pittura futurista - scritto sempre da Boccioni - del 1910. 
(27/10/2014)


Immagini 3 e 4: Pictify, Wikipedia

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