lunedì 18 giugno 2012

Piero secondo Focillon


Piero della Francesca, Natività, particolare, 1472-74
Chi si interessa di problemi metodologici, o di storia della critica d’arte, sa che ci sono alcuni artisti determinanti; artisti su cui tanti hanno discusso e che hanno generato polemiche, scontri di personalità e di metodologie, ripensamenti e affinamenti critici: tra questi artisti si possono annoverare Giotto e Dürer (qui ho scritto della monografia di Wölfflin) o, nella contemporaneità, Cezànne.
Ma ce n'è uno che, forse, li batte tutti, un artista che a prima vista può anche non sembrare troppo complesso: Piero della Francesca. Su di lui hanno scritto praticamente tutti; probabilmente mai nessun altro artista ha generato un dibattito tanto acceso e costante, di entità tale da mettere in discussione più volte le fondamenta stesse della disciplina.
Quindi in questo blog il nome del pittore di Sansepolcro tornerà spesso.
Questa volta, dopo aver accennato a Piero nel post su "Parole per le immagini" di Baxandall, tratterò delle tesi pierfrancescane di Henri Focillon.

Henri Focillon
Il maestro della critica d’arte formalista dedicò all’artista le lezioni universitarie del 1934, successivamente raccolte dai suoi allievi in un volume postumo - l’edizione di Abscondita, che rende disponibile nelle librerie italiane l'opera, presenta un saggio finale di Andrea Emiliani.
Si potrà dire, e giustamente, che questo non è certo uno degli scritti più importanti di Focillon, e probabilmente nemmeno uno dei più determinanti nella vasta bibliografia dedicata a Piero; ma ciò non toglie che questo sia un volumetto molto bello e interessante sotto diversi aspetti: dalla sua lettura si ricavano alcuni insegnamenti e molti spunti di riflessione.

Innanzitutto il primo capitolo, Piero della Francesca nel tempo, un rapido riassunto della bibliografia sull’artista fino a quel momento, ci conferma una cosa che qualsiasi studioso di questo artista deve sapere: e cioè che non si può tentare una interpretazione di Piero senza tenere a mente la storia della sua fortuna critica; che, anzi, studiare Piero vuol dire studiare anche la storia della critica d’arte: Focillon infatti fa un costante riferimento alla letteratura pierfrancescana, specialmente agli scritti di Adolfo Venturi e Roberto Longhi - di quest’ultimo abbiamo qui un grande elogio, anche se in più punti l’analisi dello studioso francese diverge polemicamente.

Tortura dell'ebreo, dal ciclo della Leggenda della vera Croce,
S.Francesco (Arezzo), 1452-59. La datazione del ciclo è in
realtà questione assai dibattuta e complessa.

Nel secondo capitolo, Vita e opere principali, è presa in esame la straordinaria impresa della Leggenda della vera Croce nella chiesa di San Francesco ad Arezzo. Secondo Focillon quella di Piero è un’arte che, pur sembrando a volte sulla via dell’astrazione dalla concretezza del fatto narrato, sa essere attenta ai «particolari concreti». Egli è dunque, «per certi aspetti, un “pittore della realtà” ».
Così, esaminando la scena della Tortura dell’ebreo, si nota come «ancora una volta Piero non indietreggia di fronte al fatto concreto, di fronte all’uomo che soffre […]. E’ una pittura che esprime il senso del concreto, una qualità sostanziale della pittura autentica senza la quale Piero sarebbe senz’altro un grande poeta, ma non l’artista completo universalmente riconosciuto».

Il capitolo successivo, Il momento storico, si apre con un’ asserzione fondamentale a livello metodologico e allo stessa tempo problematica, in quanto sembra negare, o comunque minimizzare, l’importanza dei fattori sociali e culturali per la storia dell’arte: «Desidero evitare la nozione di “momento storico”, che fa dell’uomo la risultante matematica delle circostanze, dell’arte un fenomeno cronologico, del capolavoro una convergenza di forze esteriori».
Se la critica a ogni determinismo sociologico è sicuramente condivisibile, più controversa mi sembra la conclusione successiva: «A tale nozione intendo opporre quella di evento. Vedremo quindi in che modo Piero rivoluzionò il suo momento storico, diventando così un evento». Insomma, il rischio non è quello di tornare a una iper valutazione del Genio di stampo romantico, del tutto avulsa dalla concreta realtà storica? - d’altronde, in piena aderenza alla sua forma mentis di stampo formalista, lo studioso ritiene che «in arte il contenuto corrisponde alla forma».
Conseguentemente il Piero letto da Focillon è artista sereno, pacato, senza tormenti o inquietudini, estraneo a quello psicologismo tormentato e a quei problemi contenutistici che non avrebbero nulla da spartire con la grande arte. Il pittore di Sansepolcro è quindi essenzialmente estraneo al suo tempo, un tempo tormentato e pieno di tensioni.
Focillon non tradisce questa sua impostazione nemmeno quando tratta, nel capitolo La formazione, gli anni giovanili dell’artista, anzi, la porta alle estreme conseguenze nel momento in cui rifiuta il concetto di influenza e scrive, rinforzando il concetto di evento, che «ogni pittore avverte l’esigenza di conformare al proprio pensiero lo spirito del suo tempo. Ritengo che precisamente in questo consista la differenza tra l’artista e l’uomo comune». Affascinante, in parte vero, ma anche rischioso.

Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il duca Federico II da
Montefeltro (Pala Brera),
1472-74

Il capitolo Piero e i «maestri della prospettiva» è uno dei più interessanti; qui Focillon sostiene che la prospettiva «è il nodo centrale della pittura» (ovviamente, se questo può valere per la pittura del Rinascimento, non è detto che valga per tutta la storia della pittura - e questo lo studioso non lo specifica) e che quindi «per Piero la prospettiva fu innanzi tutto un problema essenzialmente pittorico, non scientifico»; motivo per cui «non è corretto considerare Piero un matematico che si è dedicato alla pittura, e che si è quindi limitato a tradurre in pratica un ragionamento astratto. Per Piero, al contrario, l’analisi matematica fu una conseguenza delle sue ricerche pittoriche: egli vi pervenne, che non è la stessa cosa».
Ecco allora il punto nevralgico. Vi è una prospettiva del tutto artistica, «lirica», non razionale ma intuitiva, che non risponde alle leggi del reale ma esclusivamente a quelle dell’arte; questa prospettiva«è l’arte di creare uno spazio rispondente alle necessità della pittura. In virtù della prospettiva si possono realizzare accordi e corrispondenze che non esistono in natura, ma che, viceversa, in pittura sono del tutto verosimili».
Tutto ciò è di una importanza chiarissima: è l’affermazione (ancora una volta problematica, ancora una volta da discutere) dell’autonomia del medium pittura: «l’arte ha una sua logica, del tutto estranea a quella del mondo reale. Con Paolo Uccello e Piero della Francesca siamo ben lontani dalla prospettiva mimetica e illusionista».

Dittico dei duchi d'Urbino, retro, 1474
E non c’è dubbio che in questa idea ci sia l’influsso dell’arte contemporanea: «Anche noi aboliremo drasticamente- scrive Focillon- qualsiasi riferimento letterario per attenerci al fenomeno puramente visivo. Faremo quindi riferimento alle Théories di Maurice Denis e a tutto ciò che, a partire dal cubismo, è stato scritto per riaffermare gli autentici valori della pittura».
In questo passaggio straordinario ritroviamo così la riconferma dello stretto legame tra arte e storia dell’arte - su cui già Wölfflin e L.Venturi avevano insistito -, e in particolare della storia dell’arte di stampo formalista con l’arte del primo Novecento.

Questa affermazione è contenuta nel capitolo su Piero della Francesca e Leon Battista Alberti, uno dei più corposi e determinanti, snodo centrale da cui partono tutti gli altri fino alla splendida conclusione in cui Focillon tenta un avvicinamento di Piero a Jean Fouquet.
In ognuno di questi capitoli troverete cose interessanti, spunti da ricordare e su cui riflettere: considerazioni sull’evoluzione degli artisti, sulle tecniche, sul rapporto di Piero con la pittura fiamminga (che Focillon tende a ridimensionare), e altro ancora che non menzionerò - credo che uno dei compiti principali di una recensione sia quello di stimolare il lettore a leggere il libro esaminato: elencare tutti i singoli fatti che esso contiene sarebbe in questo senso inutile e noioso.
Per cui spero che questo post possa darvi l'impulso di andare ad acquistare questo Piero della Francesca di Henri Focillon: acquisto di cui non vi pentirete!


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