lunedì 30 luglio 2012

Il dovere della Tutela


Il post che state per leggere è stato scritto tra dicembre e gennaio, e doveva essere il primo dedicato alla tutela del patrimonio culturale: una specie di articolo "programmatico".
Per una serie di circostanze la sua pubblicazione è slittata: altri articoli che affrontano le stesse tematiche -la cui pubblicazione mi è sembrata più impellente- lo hanno preceduto.
A posteriori, posso dire che il "programma" è stato rispettato- e in futuro continuerò a rispettarlo.

Scrive Paola D’Alconzo, all’inizio del suo L’anello del re[1], che «lo studio storico dei mezzi di tutela e conservazione patrimoniale che, con moderna terminologia, si identifica come beni culturali rappresenta, nel vasto novero delle discipline storico-artistiche, forse l’approccio più prosastico alla materia delle cose d’arte; ed è senz’altro cimento meno suggestivo che non la scienza diretta o storica delle altre fonti».
Credo che tutto ciò sia vero. Interessarsi alla tutela del patrimonio culturale comporta una serie di cose che, a chi ha deciso di dedicarsi alla storia dell’arte, possono risultare indigeste: mi riferisco alla necessità di padroneggiare l’insieme delle norme giuridiche che determinano il sistema italiano di tutela - quindi, per esempio, il  Codice dei beni culturali e ambientali del 2004, almeno nelle sue linee guida essenziali (per non parlare degli atti legislativi più importanti che hanno fatto la lunga e gloriosa storia della tutela nel nostro paese).
Da ciò si evince che la normale professione dello storico dell’arte deve subire una “sbandata”, lontano dagli argomenti prettamente storico artistici.

Tuttavia sono convinto del fatto che, data la situazione attuale, lo storico dell’arte italiano sia obbligato a interessarsi di queste problematiche.
La tutela del patrimonio culturale è un dovere che oggi ogni storico dell’arte degno di questo nome non può eludere: un dovere anche morale, che deve comportare una presa di posizione chiara rispetto ai fatti politici e sociali di questa Italia allo sbando.
Perché mai forse come in quest’ultimo decennio, la sopravvivenza del nostro patrimonio (appartenente cioè a tutta la comunità italiana) è stata così a rischio.

Abbiamo tutti negli occhi le immagini di Pompei che cade a pezzi: ebbene, quella è solo la punta dell’iceberg, il fatto più visibile di un fenomeno tragico nella sua estensione; una politica inetta e disinteressata, interessi privati che si fanno beffe del pubblico, un’ opinione pubblica indifferente (specie le nuove generazioni, che sono state colpevolmente - e probabilmente oculatamente - disabituate allo studio della storia dell’arte e quindi a considerarla come elemento essenziale della cultura),  storici dell’arte (veri e presunti) con la testa troppo calata sui libri per riuscire a guardarsi intorno, hanno portato al risultato che su tutto il territorio italiano la situazione è degenerata e sta degenerando, in una decadenza che unisce il Nord al Sud, il centro alle province.
Già, le province, quelle in cui gli sfregi si attuano più silenziosamente: solo a Foggia, la mia città, si conta almeno un caso desolante e scandaloso, quello della Regia Masseria del Pantano (di cui presto mi occuperò più approfonditamente), un pezzo di storia dell’architettura federiciana letteralmente gettato alle ortiche, tra l’incompetenza della classe politica locale e gli interessi dei privati (costruttori che vorrebbero vedere palazzi al posto della Masseria: per adesso sono riusciti a circondarla, in barba a qualsiasi criterio di salvaguardia del paesaggio).

Regia Masseria del Pantano (Foggia). Le foto risalgono a pochi giorni fa







A tutto questo si aggiunge il degrado del sistema delle soprintendenze, un tempo autentico fiore all’occhiello del sistema italiano di tutela.
Insomma, i Leonardo ipotetici cercati a discapito di Vasari per l’ansia di notorietà di un sindaco dal promettente futuro, il degrado della via Appia Antica a Roma, le pale eoliche che deturpano il paesaggio pugliese e minacciano la città romana di Sepino (in Molise, nei pressi di Campobasso) , le già citate rovine, mai state così rovinose, di Pompei, per non parlare dell’edilizia selvaggia che devasta interi territori provocando disastri a ogni goccia di pioggia: tutto questo non dovrebbe lasciare indifferente nessun cittadino italiano, e in primis gli storici dell’arte.
Per cui credo sia giunto il momento di distogliere, qualche volta, lo sguardo dai quadri e dai libri per renderci conto della situazione che ci circonda: uscire dalla torre d’avorio (mai così traballante, se non già crollata) dell’intellettuale e gettarsi nella mischia. Prima che sia troppo tardi - e in alcuni casi lo è già, troppo tardi.
Del resto non mancano gli storici dell’arte, anche dei giorni nostri,  da prendere a modello: Salvatore Settis in testa, nume tutelare della battaglia per la salvaguardia del patrimonio culturale - quest’anno ricorre il decennale del suo capitale Italia spa, libro che purtroppo non ha perso molto della sua attualità; o il più giovane Tomaso Montanari, di cui vi consiglio caldamente il blog.
E se guardiamo ai grandi nomi che hanno fatto la storia della critica d’arte, ci accorgiamo che per molti di loro la tutela non è mai stata semplice corollario: da Riegl a Sedlmayr, da Cavalcaselle ad A. Venturi, fino a Longhi e Brandi, e oltre.

Certo, bisogna fare uno sforzo: io stesso, nella mia piccola biblioteca di storia dell’arte, avevo posto i libri sulla tutela del patrimonio culturale in fondo, negli ultimi posti. Grosso errore a cui ho rimediato solo recentemente.
Anche gli storici dell’arte contemporanea devono, a mio avviso, essere maggiormente sensibili a questi problemi - essi mi sembrano i meno interessati in quanto la materia della tutela è legata principalmente a oggetti di un passato che non è, per loro, diretta materia di studio.
La questione della tutela del patrimonio culturale oggi è capitale: chi non prende coscienza di questo e non agisce, nel suo piccolo, di conseguenza, non è degno della disciplina che vorrebbe propria.

In ossequio a quanto detto fin’ora, questo blog, nel suo piccolo, documenterà e denuncerà i casi di offesa al patrimonio culturale di Capitanata.


[1] Paola D’Alconzo, L’anello del re- tutela del patrimonio storico-artistico del Regno di Napoli (1734-1824), Edifir  1999

2 commenti:

  1. Bella l'immagine mentale di uscire dalle torri d'avorio e combattere sul campo.
    Una domanda: tu hai in mente qualche progetto di riqualificazione dell'area? So che non è nelle competenze strette di uno storico dell'arte, ma te lo chiedo ugualmente (da cittadino, diciamo, eh eh). Magari se si ha qualche idea si può almeno tentare di diffondere il progetto.

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  2. Sinceramente l'unica cosa che posso fare è cercare di far conoscere questa situazione, per andare oltre l'ambito locale e limitato di Foggia- dato che questo è uno scandalo nazionale. Proprio per questo, come ti dicevo altrove, ho contattato Striscia la Notizia e un'associazione che difende i beni culturali, inutilmente.
    Per un progetto di riqualificazione io non ho le competenze, non saprei nemmeno da dove cominciare.. :)

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