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| W.Kandinsky, Mosca, Piazza Rossa, 1916 |
Ecco: se vi consiglio di spendere i
soldi del biglietto, lo faccio soprattutto per la bellezza dell’Ara Pacis, dato che la mostra l’ho
trovata alquanto deludente, per certi aspetti addirittura pessima.
Ovviamente non sto criticando i
capolavori di geni come Kandinsky, Malevich o Tatlin; anzi, se questa
esposizione vale qualcosa il merito è solo della qualità delle opere.
Il problema riguarda l’allestimento,
principalmente.
Ecco le cose che non vanno, a mio
parere:
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| K.Malevich, Il falciatore, 1912 |
1) l’esposizione non segue un criterio
cronologico, per cui, nella sala dedicata a Malevich, si comincia con un suo
quadro del periodo cubo futurista, si continua con tre opere suprematiste, e si
conclude con un quadro come Il
falciatore,a cui, a rigor di logica, sarebbe dovuto toccare il compito di
aprire il percorso. Ora, questa scelta crea confusione nel visitatore: quel’è
stato il percorso di Malevich? Quali i passi che lo hanno condotto
all’astrazione? Il criterio cronologico è sostituito dalla casualità di un
allestimento che non presentando una successione cronologica non ha niente da
insegnare, ma tanto da confondere.
Tutto ciò si è ripetuto praticamente in
tutto il percorso espositivo.
Per dire: se il raggismo di Larionv e della Goncharova è stato il primo movimento
avanguardistico organizzato nato in Russia, perché presentarlo dopo Kandinsky,
Malevich e Chagall?
E ancora, perché nella parte centrale
della mostra si è ritornati al cubo futurismo, quando già si era presentato il suprematismo di Malevich, il primo
grande “superamento” di quella fase?
Insomma, è tutto confuso e mischiato:
una storia delle avanguardie russe, per quanto sbozzata e incompleta, questa
mostra non solo non ha tentato di presentarla, ma l’ha addirittura mandata al
diavolo.
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| N. Gonciarova, Aereo su un treno, 1913 |
2) La gestione degli spazi mi è sembrata
altrettanto insufficiente.
Si giunge a un certo punto, passata la
sala dedicata a Chagall (su cui ci dovrò tornare, perché a mio avviso col nome
di Chagall si è fatta una sorta di “pubblicità ingannevole”), che non si
capisce dove andare: al centro lo spazio dedicato al raggismo, e poi due altri corridoi: qual è la direzione giusta?
Quale sala bisogna visitare per prima?
Oltre a questo, stupisce la quantità
enorme di spazio inutilizzato: pareti vuote si susseguono, quasi a creare una
sorta di “intervallo pubblicitario”. Se si fosse deciso di utilizzare anche
soltanto la metà dello spazio che si è utilizzato, la mostra si sarebbe potuta
tenere ugualmente, e il tutto sarebbe stato meno dispersivo e sfilacciato. La
sensazione è che il numero delle opere fosse insufficiente, per cui intere
pareti sono state riempite da fotografie enormi e inutilmente “rielaborate”-
per esempio, la fotografia con Marinetti e i futuristi russi ha subito un
trattamento “artistico” che la rende difficilmente leggibile; e se invece di
modificarla si fosse messa una bella didascalia coi nomi dei personaggi
ritratti, si sarebbe reso un bel servizio al visitatore (ma come ho già detto,
questa mostra non ha nulla di didattico, non ha niente da insegnare).
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| V. Tatlin, Modello del Monumento alla III Internazionale, 1920 |
Vengo un attimo, brevemente, alla sala
dedicata a Chagall.
Il suo nome sul manifesto della mostra
mi sapeva fin dall’inizio di mossa pubblicitaria, e secondo me così è stato: i
tre quadri presenti non sono certo la cosa principale dell’esposizione, e il
fatto di averli posti in un’unica sala (dico: tre soli quadri, nemmeno troppo
grandi- a proposito di spazio sprecato …) non rende certo la loro presenza più
centrale!
Lo stesso, si obietterà, si potrebbe
dire per Tatlin, costretto in un corridoio angusto insieme alle opere di un altro
artista costruttivista (sempre a proposito di cattiva gestione degli spazi), ma
in questo caso stiamo parlando di un’artista la cui presenza è non solo
necessaria, ma anche qualitativamente eccelsa- abbiamo il magnifico Scelta di materiale di alto livello del
1914-’15 e il Modello del monumento alla III
Internazionale del ‘20, uno dei
massimi capolavori del novecento.
Insomma, questa mostra val la pena
visitarla? Senza ombra di dubbio!
Ma il merito è soltanto delle opere
d’arte che vi sono esposte- per me è stata una vera goduria vedere finalmente
dal vivo Malevich e il primo periodo astratto di Kandinsky- ma il mio giudizio complessivo
non può essere che negativo (e anche l’installazione di Pablo Echaurren non
alza di molto il livello di questa operazione).




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