lunedì 9 luglio 2012

Le avanguardie russe a Roma


W.Kandinsky, Mosca, Piazza Rossa, 1916
E’ il complesso dell’ Ara Pacis che ospita una delle mostre romane di questa stagione che attendevo con più ansia, Avanguardie russe, che potete visitare fino al 2 settembre di quest’anno- un’ottima occasione per prendere due piccioni con una fava e visitare l’Ara Pacis, uno dei massimi capolavori della scultura romana, la magnifica opera che celebra le gesta pacificatorie di Augusto- e non solo ...
Ecco: se vi consiglio di spendere i soldi del biglietto, lo faccio soprattutto per la bellezza dell’Ara Pacis, dato che la mostra l’ho trovata alquanto deludente, per certi aspetti addirittura pessima.

K.Malevich, Il falciatore, 1912
Ovviamente non sto criticando i capolavori di geni come Kandinsky, Malevich o Tatlin; anzi, se questa esposizione vale qualcosa il merito è solo della qualità delle opere.
Il problema riguarda l’allestimento, principalmente.
Ecco le cose che non vanno, a mio parere:
1) l’esposizione non segue un criterio cronologico, per cui, nella sala dedicata a Malevich, si comincia con un suo quadro del periodo cubo futurista, si continua con tre opere suprematiste, e si conclude con un quadro come Il falciatore,a cui, a rigor di logica, sarebbe dovuto toccare il compito di aprire il percorso. Ora, questa scelta crea confusione nel visitatore: quel è stato il percorso di Malevich? Quali i passi che lo hanno condotto all’astrazione? Il criterio cronologico è sostituito dalla casualità di un allestimento che non ha niente da insegnare, ma tanto da confondere.
Tutto ciò si è ripetuto praticamente in tutto il percorso espositivo.
Per dire: se il raggismo di Larionv e della Goncharova è stato il primo movimento avanguardistico organizzato nato in Russia, perché presentarlo dopo Kandinsky, Malevich e Chagall?
E ancora, perché nella parte centrale della mostra si è ritornati al cubo futurismo, quando già si era presentato il suprematismo di Malevich, il primo grande “superamento” di quella fase?
Insomma, è tutto confuso e mischiato: una storia delle avanguardie russe, per quanto sbozzata e incompleta, questa mostra non solo non ha tentato di presentarla, ma l’ha addirittura mandata al diavolo.

N. Gonciarova, Aereo su un treno, 1913
2) La gestione degli spazi mi è sembrata altrettanto insufficiente.
Si giunge a un certo punto, passata la sala dedicata a Chagall (su cui ci dovrò tornare, perché a mio avviso col nome di Chagall si è fatta una sorta di “pubblicità ingannevole”), che non si capisce dove andare: al centro lo spazio dedicato al raggismo, e poi due altri corridoi: qual è la direzione giusta? Quale sala bisogna visitare per prima?
Oltre a questo, stupisce la quantità enorme di spazio inutilizzato: pareti vuote si susseguono, quasi a creare una sorta di “intervallo pubblicitario”. Se si fosse deciso di utilizzare anche soltanto la metà dello spazio che si è utilizzato, la mostra si sarebbe potuta tenere ugualmente, e il tutto sarebbe stato meno dispersivo e sfilacciato. La sensazione è che il numero delle opere fosse insufficiente, per cui intere pareti sono state riempite da fotografie enormi e inutilmente “rielaborate”- per esempio, la fotografia con Marinetti e i futuristi russi ha subito un trattamento “artistico” che la rende difficilmente leggibile; e se invece di modificarla si fosse messa una bella didascalia coi nomi dei personaggi ritratti, si sarebbe reso un bel servizio al visitatore (ma come ho già detto, questa mostra non ha nulla di didattico, non ha niente da insegnare).

V. Tatlin, Modello del Monumento alla III
Internazionale,
1920
Vengo un attimo, brevemente, alla sala dedicata a Chagall.
Il suo nome sul manifesto della mostra mi sapeva fin dall’inizio di mossa pubblicitaria, e secondo me così è stato: i tre quadri presenti non sono certo la cosa principale dell’esposizione, e il fatto di averli posti in un’unica sala (dico: tre soli quadri, nemmeno troppo grandi- a proposito di spazio sprecato …) non rende certo la loro presenza più centrale!
Lo stesso, si obietterà, si potrebbe dire per Tatlin, costretto in un corridoio angusto insieme alle opere di un altro artista costruttivista (sempre a proposito di cattiva gestione degli spazi), ma in questo caso stiamo parlando di un artista la cui presenza è non solo necessaria, ma anche qualitativamente eccelsa- abbiamo il magnifico Scelta di materiale di alto livello del 1914-’15 e il  Modello del monumento alla III Internazionale del ‘20, uno dei massimi capolavori del novecento.

Insomma, questa mostra val la pena visitarla? Senza ombra di dubbio!
Ma il merito è soltanto delle opere d’arte che vi sono esposte- per me è stata una vera goduria vedere finalmente dal vivo Malevich e il primo periodo astratto di Kandinsky- ma il mio giudizio complessivo non può essere che negativo (e anche l’installazione di Pablo Echaurren non alza di molto il livello di questa operazione).

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