Non so se
l’ombrellone in spiaggia sia il posto migliore per leggere libri di storia
dell’arte, ma se siete i tipi che non si lasciano distrarre dalle canzonette
estive e dai relativi balli di gruppo in riva al mare, eccovi qualche consiglio
di lettura. A eccezione del primo, sono libri che ho letto in quest’ultimo
periodo, e che valgono la pena di essere letti.
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| 288 pagine, 29 euro |
Il primo è un
consiglio scontatissimo: Concetti fondamentali della storia dell’arte
di Heinrich Wölfflin è un
classico universale, un punto di riferimento imprescindibile, uno dei libri più
importanti della nostra disciplina.
Non sprecherò
inutili parole per descriverlo; voglio solo puntualizzare che erano anni che in
Italia questo libro giaceva nella triste condizione di “fuori catalogo”: ci ha
pensato ancora una volta la mai troppo osannata Abscondita a porre fine a tale
triste situazione, ripubblicandolo un paio di mesi fa- ma sul rapporto tra editoria
italiana e storia dell’arte si dovrebbe fare un discorso lungo: avete notato
quanti capolavori di L.Venturi, Rosenberg, Antal, Brandi eccetera, case
editrici come Feltrinelli e Einaudi non si decidono a ripubblicare?
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| VIII-212 pagine, 14 euro |
Se, come me, non
avete una gran conoscenza della storia dell’arte romana, Arte romana di Paul Zanker (Laterza) è sicuramente il
libro che fa per voi: conciso, chiaro, va dritto
al nocciolo dei problemi senza mai essere prolisso; didascalico nel senso più
alto del termine: il discorso principale, prettamente sociologico, è affiancato
da una ricchissima serie di illustrazioni accompagnate da didascalie che
spiegano le opere singolarmente.
Zanker,
nell’operare un critica alla linea “dualista” di Bianchi Bandinelli, rivede i
concetti di rilievo storico e arte plebea, analizza i termini del
rapporto con l’arte greca, concede uno spazio molto ampio alla scultura
funeraria: sempre con l’idea che le opere d’arte agiscano come documenti di
storia sociale.
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| 172 pagine, 19,50 euro |
Dopo
Wölfflin, vengo a un altro gigante della storia della critica d’arte, Aby Warburg.
Per
Monstra ad Sphaeram (Abscondida) è un insieme di annotazioni,
lettere, progetti del grande studioso raccolti e pubblicati per la prima volta
in Italia da Davide Stimilli e Claudia Wedepohl.
Soprattutto,
è presente il testo della conferenza del 1925 tenuta da Warburg in onore di
Franz Boll, L’effetto della “Sphaera
Barbarica” sui tentativi di orientamento cosmici dell’occidente. Un saggio
splendido, quasi una summa dei temi warburghiani: astrologia e cosmologia, l’oscillazione
tra razionalità e magia nella perdita e riconquista dello “spazio del pensiero”,
lo sviluppo delle religioni oltre il primitivo, il ritorno degli “antichi dei”
nelle rappresentazioni astrologiche.
Il
tutto è oltremodo affascinante: un esempio grandioso del “metodo warburghiano”,
del suo particolare uso di opere d’arte e testi figurativi di vario genere, nel
tentativo di «la storia della psicologia dell’orientamento spirituale».
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| 148 pagine, 10 euro |
Van
Gogh è il caso clinico più famoso di tutta la storia dell’arte. Chi, meglio di
lui, può essere il protagonista di un saggio di psicologia dell’arte? Tale è
infatti Creazione e melanconia in Vincent Van Gogh di Massimo Recalcati (Bollati
Boringhieri), il più noto psicologo lacaniano italiano.
La
biografia esistenziale e artistica di Van Gogh appare segnata fin dall’inizio:
sono la non accettazione dei genitori e il relativo e costante senso di
sradicamento ed estraneità a condurlo verso la luce del Sud, dove al trionfo
della sua pittura si accompagnerà il compimento del suo destino tragico di
melanconico.
Un
saggio “drammatico”, duro, data la capacità di Recalcati di calarci nell’inferno
personale di questo artista immenso; un saggio splendido, oltremodo suggestivo,
che restituisce intatto il senso della sua grandezza tragica.




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