martedì 4 dicembre 2012

Settis e Profumo ospiti da Fazio

Salvatore Settis; Francesco Profumo, ministro dell'istruzione

Ieri sera è andato in onda su Rai3, a Che tempo che fa, un incontro tra Salvatore Settis e il ministro dell’istruzione Francesco Profumo; come sempre, le rare uscite televisive di Settis sono da seguire con estrema attenzione: anche questa volta, e non c’erano dubbi al proposito, cose importanti lo studioso ne ha dette parecchie; inoltre, l’occasione di un confronto con un ministro era davvero ghiotta!
Ma il conduttore del programma è Fabio Fazio.
Ora, io penso che Che tempo che fa sia uno dei pochi programmi guardabili della televisione italiana (tranne quando Saviano diventa eccessivamente melenso), uno dei pochi che tenta di fare cultura (ovviamente ho imparato che quando esce Flavio Caroli, il gossiparo della storia dell’arte, giunge l’ora di cambiare canale). Peccato che Fazio sia uno dei più pavidi servi del potere che abbiano mai calcato le scene televisive. Non lo impariamo oggi: le interviste all’acqua di rose ai politici e ai membri del governo Monti, le prese di distanza spaventate ogni volta che qualcuno dice qualcosa che sia giudicato eccessivamente scomodo.
Questa sera, abbiamo avuto un tempo risicato concesso a Settis (una media di una domanda ogni due o tre al ministro), le solite prese di distanza, domande facili, lecchine, con risposta “svicolante” incorporata, al ministro- che a Fazio, solo per il fatto di esser ministro, doveva proprio fare una gran paura!

Ma andiamo oltre: pensiamo alle cose serie, cioè alle cose dette da Settis.
Scusatemi dunque se non spenderò una parola per commentare quello che ha detto il ministro: chiamatemi pure qualunquista, ma questi burocrati mi rompono le scatole ogni giorno di più – e questo specie quando di fronte a loro c’è una persona preparata, competente, con tante cose serie da dire e da proporre, e che quindi di costoro mette in risalto l’inconsistenza.

Settis ha messo in luce come l’Italia sia uno dei paesi europei che spende meno per la ricerca, l’istruzione, la cultura: i dati sono allucinanti, perché siamo al penultimo posto in una classifica di 31 paesi, migliori solo dell’Estnoia. Tutti fanno meglio di noi, anche paesi di destra come la Germania e la Francia di Sarkozy in cui i fondi, in tempo di crisi, sono stati aumentati (idem negli Usa di Obama): questo è significativo, perché ci dice che la “cultura” oggi non è una bandiera della sinistra- a maggior ragione nel caso italiano, con la sinistra colpevole quanto la destra (ma esistono una destra e una sinistra in Italia, oggi?) dello sfascio che abbiamo sotto gli occhi.
In seguito Settis ha parlato di come l’Università sia la vittima scelta per recuperare soldi, di come l’istruzione privata goda invece di tutti i comfort- cosa normale: vi pare che un governo filovaticano come quello di Monti potesse in qualche modo rompere con quanto fatto dai precedenti governi, altrettanto legati al Vaticano (inutile dire che, quando il pubblico è scoppiato in un applauso fragoroso dopo l’accusa di Settis, il mite Fazio ha richiamato tutti all’ordine!)?
Si è poi richiamato ai principi della Costituzione, violati ogni giorno, e ai diritti calpestati (diritto alla salute, all’istruzione, alla difesa del patrimonio storico-artistico e ambientale) in nome di buffonate come la TAV (“argomenti più o meno condivisibili” per l’amichevole Fazio).

Infine, la denuncia di uno stato di cose in cui la cultura e l’istruzione sono, per chi ci governa e ci ha governato, solo una fastidiosa palla al piede; e la necessità, da ribadire sempre, di rendere il pubblico bene, e non il bene privato, l'elemento che conta di più- e allo stato delle cose, purtroppo, questa sembra soprattutto un’utopia.
Settis ha detto molte altre cose, e in un tempo brevissimo (vi ricordo quanto ho scritto prima sul modus operandi  del conduttore): riassumere tutto mi sembra inutile, anche perché  a conclusione del post aggiungo il video dell'incontro.
Vi consiglio di guardarlo, perché davvero ascoltare Settis è una esperienza bellissima- a maggior ragione se lo si fa dal vivo, come ho avuto la fortuna di appurare (ne ho parlato qui). Evito quindi di scrivere la cosa sulla “volontà dei mercati” come fatto antidemocratico: detta da lui mette i brividi!

Per concludere, dico solo che Settis ancora una volta ci ha ricordato coi fatti quello che considero uno dei suoi insegnamenti più importanti: che lo storico dell’arte, in quanto intellettuale, non può disinteressarsi alle cose del mondo in cui vive, né tantomeno farsi prendere dal panico nel momento in cui bisogna mostrare ai burocrati che in Italia non tutti sono come l’educato e gentile Fazio.



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