lunedì 28 gennaio 2013

Manierismo pugliese (e non solo) a Bitonto

Tiziano, Salomé
Quando, pochi giorni fa, ho scoperto che la Galleria Nazionale della Puglia di Bitonto (provincia di Bari) custodisce le opere di alcuni tra gli artisti più importanti della storia dell’arte, quasi non ci credevo: cosa ci fanno, in un museo provinciale di una città di provincia, in luoghi tanto lontani dai circuiti del sistema dell’arte, le opere di Tiziano, Veronese, El Greco, Velazquez, Poussin, Füssli, Delacroix, Joseph Stella?
Ovvio allora che una tale manna non potevo lasciarmela sfuggire: così oggi pomeriggio (venerdì 25 Gennaio 2013) mi sono avviato verso Bitonto e ho avuto, tra le altre cose, il piacere di scoprire che questa città, in cui non ero mai stato prima, ha un centro storico davvero molto bello[1]- che, a dire il vero, ho potuto visitare ben poco a causa del tempo infame.

Torno alla domanda di prima: come mai Bitonto ha opere di artisti tanto famosi e celebrati? Perché ha avuto la fortuna -e con lei la Puglia tutta- di avere tra i suoi cittadini due signori che decisero di donare la propria collezione di opere d’arte alla collettività: parliamo quindi di due autentici benefattori, i cui medaglioni, posti all’interno del museo, potete vederli nella foto a fianco: trattasi dei fratelli Girolamo e Rosario Devanna, a cui il museo è intitolato . Per altre informazionivi rimando al sito della galleria.

Ma voglio essere del tutto sincero con voi: appena mi sono reso conto che della collezione permanente non avrei visto niente o quasi, ci sono rimasto male. Il fatto è che il museo sta ospitando La puglia nel 500, una mostra divisa in due parti, La Puglia, il Manierismo e la controriforma e Tiziano, Bordon e gli Acquaviva d’Aragona- pittori veneziani in Puglia e fuoriusciti napoletani in Francia, che la obbliga a mettere momentaneamente da parte le proprie opere, a causa, immagino, degli spazi espositivi di dimensioni modeste- e credo che questo sia abbastanza normale per i piccoli musei: la stessa cosa, per dire, è successa al Museo Civico di Foggia in occasione di una recente mostra su Saverio Altamura.
Il tutto chiuderà i battenti ai primi di Aprile: non mi resta che attendere quella data!
Comunque sia, la causa della mia delusione è stata anche fonte di piacere: in parole povere, la mostra mi è piaciuta, mi ha fatto tornare il sorriso, e mi spinge a scrivere questo post che spero vi invogli (specie se abitate da quelle parti) ad andare a vederla.

Un presupposto è necessario: non stiamo parlando dei maxi eventi, pubblicizzati e sostenuti da miriadi di sponsor, che riempiono i grossi centri; niente a che vedere, insomma, con le mostre romane di Tiziano o Bruegel di cui vi parlerò a tempo debito: questa è una mostra semplice e piccola, con alcuni limiti espositivi e organizzativi evidenti (il posizionamento delle targhette è tutt’altro che ottimale; l’assenza di telecamere e sensori vi obbligherà, se siete soli, a sentirvi il fiato sul collo del custode).
Ma ci sono due buoni motivi per visitarla.

Tiziano e bottega (?), Ricordo dell'uccisione di San
Pietro martire
. Scusate per la foto schifosa!
Il primo è che di due Maestri come Tiziano e Lorenzo Lotto ci permette di vedere opere poco note, che con difficoltà si possono vedere in giro: alcune di esse, infatti, appartengono a collezionisti privati.
 E’ il caso, per esempio, del piccolo e magnifico quadretto “Ricordo” dell’uccisione di San Pietro martire, attribuito al Tiziano anziano e alla sua bottega, gioiello autentico; qui la pittura tizianesca già sembra vivere la grandiosa fase materica e cupamente espressionista degli ultimi lavori: la pellicola pittorica è infatti spessa, densa, irregolare, mostra evidenti i segni della pennellata; è un quadro di colori tetri, che assecondano così il tema trattato- notoriamente, la scelta di soggetti violenti o cupi è tipica dell’ultimo Tiziano.
L. Lotto, Cristo Pietoso
Per quanto riguarda invece Lorenzo Lotto abbiamo un magnifico Cristo pietoso, facente parte di un’opera più complessa[2], che è un altro piccolo gioiello, un gioiello di melanconia fatalista: Cristo (un Cristo insolitamente grassoccio) conosce il suo destino, lo accetta e lo affronta, ma a capo chino, tristemente, come ogni uomo che sia cosciente di essere in procinto di abbandonare la vita. La pittura di Lotto non è espressionista e materica come quella di Tiziano, ma almeno in questo caso non è meno cupa- comunque sia, il particolare del pezzo di legno della corona di spine (visibile proprio sulla fronte di Cristo), con quel grumo aggettante di colore marrone, vale da solo il prezzo del biglietto (che è gratuito, per inciso!).

G.D.Catalano, Preparativi per la crocifissione
Ecco, la cupezza. Questo mi sembra il tema portante della mostra, quello che unifica l’esposizione.
E’ chiaro: siamo nel periodo della Controriforma, i fasti neopagani e vitalistici del Rinascimento non sono più ammessi; ora è tutta una concentrazione di volti dolorosi e di corpi pallidi, esangui, a cui la morte sembra aver tolto ogni parvenza di eroicità. Il dolore la fa da padrone[3].

L’altro valido motivo è che il nostro Paese, nelle sue realtà locali, ha prodotto una messe pressoché infinita di artisti sconosciuti al pubblico, artisti più o meno grandi, ma tutti degni di ricevere almeno una occhiata veloce: visitare questi musei e queste mostre è fondamentale per una ricostruzione della storia artistica e culturale dei nostri territori.
Ma non solo per questo, anche il puro piacere estetico può trovare soddisfazione: è infatti davvero facile imbattersi in autentici gioielli d’arte del tutto inaspettati, di cui nemmeno sospettavamo l’esistenza! Queste scoperte deliziose le ho fatte non solo a questa mostra bitontina, ma in tutti i musei locali che ho avuto la fortuna (sì, la fortuna!) di visitare- ecco perché, tra qualche tempo, vi parlerò del Museo Civico di Foggia.
Tra le scoperte che ho fatto a questa mostra, quella che probabilmente mi ha colpito di più è la spettacolare Preparativi per la crocifissione di  Giovanni Domenico Catalano[4], pittore vissuto tra il 1540 e il 1620.
Ricordate quello che ho scritto sulla cupezza? Bene, riportatelo, ben rafforzato, a questa enorme tela, colma di colori oscuri, bituminosi, oppressivi: su tutta la scena domina un cielo plumbeo e nero, che grava sui personaggi come una promessa di tragedia, o come se la Natura stessa volesse mostrare tutto il suo orrore per la tragedia imminente- una tragedia del tutto umana, che di edificante non ha praticamente nulla. Eppure il pittore squarcia per un attimo questa coltre densa e ci lascia intravedere, sullo sfondo, il paesaggio, bucando così la scena in profondità, offrendole uno spiraglio salubre- certo, è un paesaggio velato, nascosto, che non ci fa capire se quelle forme strane e oscure siano naturali o urbane.
Tragedia del tutto umana, dicevo: a destra abbiamo il gruppo tipico con Maria in preda alla disperazione; a sinistra, il Cristo: lui è uno dei momenti più alti della composizione! Eccolo, questo giovane uomo, ancora troppo giovane per morire, e morire in un modo tanto atroce, seduto ai piedi della croce con la testa abbandonata sulla mano e lo sguardo rivolto allo spettatore, come a volergli mostrare tutta la sua afflizione, la sua tristezza composta: è lo stesso Cristo di Lotto, colto in una fase successiva, quando la prospettiva della morte s’è fatta più concreta e prossima.
Sbaglierò, ma la scelta di un Cristo di questo genere non mi sembra usuale.
Infine, l’altro grande momento del quadro: i due ladroni già crocifissi, posti ai lati come a fare da cornice, tanto innaturalmente piccoli, quasi fossero delle bambole e non autentici esseri umani.
Su tutto, infine, domina una luce innaturale, spettrale, che magistralmente svela gli avvenimenti, accarezza i corpi come a dargli un po’ di sollievo, sottolinea i fatti più importanti.


Insomma, se vi trovate in Puglia, non lasciatevi sfuggire questa mostra.
Questa regione ha, anche da un punto di vista culturale e non solo vacanziero, tante cose magnifiche da offrire: se organizzate una vacanza da queste parti, segnate Bitonto sulla cartina.
Da parte mia, appena tornerà visibile la collezione, tornerò a parlarvi della Galleria Nazionale della Puglia.



[1] E’ difficile trovare cittadine o paesi della Puglia che non abbiano centri storici che non meritino una visita- vi consiglio il classico di Cesare Brandi Pellegrino di Puglia, edito da Bompiani (di cui ho brevemente parlato QUI).
[2] Trattasi del Polittico di Giovinazzo datato 1542
[3] Per un inquadramento veloce della mentalità manierista, rimando al classico saggio panofskyano Che cos’è il Barocco?, contenuto in E.Panofsky, Tre saggi sullo stile, Abscondita 2011- di cui ho parlato QUI
[4] Si trova nella chiesa del Rosario di Gallipoli

2 commenti:

  1. Io ero in Puglia, a Bari, per pochi giorni e non ci tornerò prima dell'8 aprile. Mi sto mangiando le mani perché non ne sapevo nulla.

    E dire che ero già tutto contento d'andarmi a vedere la mostra su Tota alla Pinacoteca Provinciale di Bari (mostra che mi non mi è piaciuta molto, al contrario della collezione permanente della pinacoteca) Avessi saputo prima...

    Uqbal

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    1. Mi dispiace che non hai potuto vedere la mostra... però, dal mio punto di vista, è più importante che la Puglia abbia un museo come questo, con opere di tale qualità che si possono visitare sempre- cosa che potrai fare anche tu quando tornerai! ;)

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