lunedì 11 febbraio 2013

Mondrian teorico dell'Astrattismo

P.Mondrian, Composizione con rosso, nero, giallo e blu, 1928

Gli storici dell’arte contemporanea dovrebbero sapere meglio di tutti quanto sia importante studiare gli scritti degli artisti.
Per quanto sia  giusto l’avvertimento di Otto Pächt -secondo cui «per la comprensione delle singole opere le affermazioni teoriche degli artisti hanno tutt’al più un interesse relativo: non vanno prese come moneta sonante ma come una testimonianza che richiede a sua volta di essere interpretata storicamente»[1]- credo che essi siano il punto fermo da cui partire per comprendere le opere degli artisti-scrittori.
Questo è tanto più vero nel caso di Piet Mondrian.

Piet Mondrian nello studio fotografato da Rogi André

Ci ha pensato la solita benemerita Abscondita a pubblicare, qualche anno fa, un bel volume con alcuni tra gli scritti più importanti dell’artista, in una edizione come sempre ottima e provvista di un ricco apparato iconografico (P. Mondrian, Il Neoplasticismo, Abscondita 2008). Il saggio di Federico Ferrari, a chiusura del volume, è l’unica cosa che non mi piace, poiché più che un saggio su Mondrian mi sembra un saggio contro Mondrian, debitore com’è di quella lettura postmodernista delle avanguardie storiche che personalmente non sopporto.
Nel discutere le idee di Mondrian, Ferrari usa la parola ideologia, quando si dovrebbe usare il termine più esatto e dai contorni meno ambigui di poetica, da cui le idiosincrasie e le abiure mondrianee assumono un aspetto storicamente giustificabile e del tutto nella norma - in linea, cioè, con il normale atteggiamento, parimenti idiosincratico, che tanti artisti di epoche diverse hanno avuto nei confronti dell’arte, della vita, del proprio ruolo: niente di sconvolgente, insomma, niente di grave o di mai visto; al contrario, la normalità di un artista con una concezione forte e personale, e giustamente parziale, delle cose.
E alla “fatale” domanda conclusiva posta da Ferrari, «Bisognava sradicare e chiudere le tende. Ma per andare dove?», la risposta prima e definitiva è, semplice quanto straordinaria, nei capolavori di Mondrian riprodotti tra una pagina e l’altra del volume!

Qui vi parlerò del primo scritto, forse il più importante tra quelli raccolti, Il Neoplasticismo, principio generale dell’equivalenza plastica, del 1920.
E aggiungo subito che, se proprio si vuole ossequiare il diritto di critica, l’unico appunto che muoverei a Mondrian è di tipo esclusivamente letterario; perché se questo scritto ha un difetto è quello di essere, in alcuni punti, piuttosto noioso: manca, a mio avviso, di quella freschezza avvincente propria degli scritti delle avanguardie, il tutto presentandosi, in buona parte, più come una raccolta di aforismi e dichiarazioni che come uno scritto (da un punto di vista formale) unitario.
Aggiungerei che la rigorosità di Mondrian, l’estremo controllo razionale, trova nella sua forma letteraria una coerente e chiara manifestazione - e questo, a ben vedere, è tutt’altro che un difetto: il Mondrian teorico e il Mondrian artista sono un tutto unitario.

P. Mondrian, Composizione n.3 (Alberi), 1913

In ogni caso, quanto fascino emanano queste pagine, e quante cose istruttive se ne ricavano!
Il primo insegnamento, negativo, è che non conviene fidarsi troppo degli artisti quando parlano dell’arte del passato: l’ansia di affermare le proprie idee porta spesso a una lettura della storia dell’arte troppo personale, soggettiva e poco fondata su dati oggettivi- è il caso, per esempio, della (interessantissima) ricostruzione storico artistica effettuata da Boccioni in Pittura e scultura futuriste.
In Mondrian la constatazione di un equilibrio fino ad allora mai raggiunto, lo porta a leggere la forma naturale nei termini di un descrittivismo esecrabile, senza pensare che i suoi criteri, proprio in quanto personalissimi e nuovi, quindi sostanzialmente estranei alla storia dell’arte precedente, sono forse inadatti a comprenderla.
Veniamo così al concetto di equilibrio, quello centrale nella poetica di Mondrian per come essa viene fuori dal saggio. Equilibrio tra cosa? Tra due i due poli opposti di conscio e inconscio, e di conseguenza di individuale e universale. E’ insomma necessario che l’artista cerchi «una nuova espressione plastica, una manifestazione plastica dell’uno e dell’altro, e quindi un’espressione plastica in un rapporto equilibrato».
Ecco dunque cos’è il Neoplasticismo: un qualcosa che si oppone a quanto fatto fino a quel momento, la forma naturale descrittiva frutto esclusivo dell’individuale - e da cui deriva la lettura personale dell’Impressionismo e delle poetiche cubiste e futuriste.

P. Mondrian, Composizione con
blu e bianco,
1936

A questo punto Mondrian puntualizza l’importanza primaria della composizione, in quanto luogo deputato all’eliminazione del tragico (questo, com’è noto, è un traguardo fondamentale nel progetto dell’artista) tramite l’incontro equilibrante delle opposte polarità: è così che «nella plastica nuova la pittura non si esprime più attraverso la corporeità apparente conferita dall’espressione naturale, ma al contrario si esprime plasticamente mediante il piano nel piano. Riducendo, in pittura, la corporeità tridimensionale a un piano, la plastica nuova esprime il rapporto puro»; col che mi sembra di scorgere un primo sintomo di quelle che saranno, di lì a qualche decennio, le speculazioni moderniste di Clement Greenberg.

Sull’incontro tra le arti Mondrian si sofferma a lungo: essendo il loro contenuto «sempre il medesimo», l’artista può profetizzare la loro riunione tramite l’Astrattismo, anche se in quanto «manifestazioni diverse dell’universale, esse maturano in tempi diversi»- qualche pagina addietro Mondrian aveva addirittura affermato che «sia l’architettura che la scultura hanno, in virtù dei loro mezzi plastici, possibilità che sono negate alla pittura»: un’affermazione che mi sembra contraddittoria (le arti hanno o non hanno la stessa funzione, lo stesso contenuto?) e sinceramente fondata su basi molto labili (ricordate quanto ho scritto più sopra in merito al “non fidarsi troppo”?), nonché sul fatto a mio avviso evidente che il nostro artista ha per l’architettura una particolare preferenza[2].

P. Mondrian, New York City, 1942

Altro fatto importante: l’affinità tra arte e filosofia. «La filosofia, come l’arte, esprime plasticamente l’universale: la filosofia si esprime secondo verità, l’arte secondo bellezza. Poiché in fondo verità e bellezza coincidono, non ha senso negare l’affinità evidente di queste due plastiche»- da qui l’abiura della bellezza naturale in favore di una bellezza astratta, autentica nel suo ruolo conoscitivo.

Ci sarebbe molto altro da scrivere; ma in fondo credo che così possa bastare: spero che queste righe vi spingano a comprare il libro al più presto!
Prima di concludere, però, voglio citare uno dei passaggi più belli di questo scritto, la più chiara e affascinante definizione di Astrattismo in cui mi sia mai imbattuto, che da sola rende superflue le mie chiacchiere e fa capire quanto questa lettura sia indispensabile.
La parola a Mondrian: «L’astratto non si realizza esclusivamente con la stilizzazione: non si manifesta solo per mezzo della semplificazione e della depurazione. L’astratto rimane infatti l’espressione plastica in funzione dell’universale: esso è l’interiorizzazione più approfondita dell’esteriorità e l’esteriorizzazione più pura dell’interiorità».





[1] Otto Pächt, Metodo e prassi della storia dell’arte, Bollati Boringhieri 1994. Questa tesi è condivisa anche da Panofsky: la esprime nel saggio sul Kunstwollen di cui ho scritto qualche tempo fa (clicca qui)
[2] Vedi, in merito alla preferenza dell’artista per l’architettura, che sostituisce la musica nel ruolo di “arte guida”, il Mondrian di Filiberto Menna. Questo è un fatto fondamentale, che rende eccentrica la posizione di Mondrian rispetto al clima artistico otto-novecentesco- eche, mi sembra, lo avvicina al Boccioni che pensa alla scultura in termini architettonici  (clicca QUI).

1 commento:

  1. L'ultimo tassello di Mondrian. A 70 anni dalla morte, una rivisitazione critica del suo percorso artistico verso l'armonia perfetta, dando evidenza di quanto le sue scelte siano, ancora oggi, esteticamente condivisibili. Questo fino ad interrogarsi se il suo percorso sia stato davvero per intero compiuto. La risposta attraverso la formulazione di un’ipotesi suggestiva: l’introduzione di un ultimo tassello, che dà vita all'opera derivata,"OPERA 2005" , l'ultimo tassello di Mondrian.
    http://www.artonweb.it/purezzaformale/articolo1.html

    RispondiElimina