lunedì 11 marzo 2013

I Bruegel a Roma

Pieter Bruegel il Giovane, Trappola per uccelli, 1605
Brueghel- Meraviglie dell’arte fiamminga, in svolgimento in queste settimane al Chiostro del Bramante a Roma, è una mostra che, in un certo senso, mi mette in difficoltà: perché mi fa porre la domanda se sia lecito parlare bene di una mostra che, in definitiva, mi è piaciuta molto poco.
Una domanda a cui, a dire il vero, rispondo subito e con relativa facilità: dei due livelli attraverso cui si può giudicare una mostra, quello negativo è, in questo caso, il meno importante ai fini di una valutazione oggettiva.

Personalmente buona parte delle opere presenti all’esposizione non mi sono piaciute; di più, mi hanno a dir poco annoiato: in modo particolare, tutta la serie di quadri floreali, che da un certo punto in poi diventano dominanti, li ho visti seguendo alla lettera il consiglio baudeleriano secondo cui le mostre si devono visitare camminando velocemente; inoltre, di tutta la serie di dipinti -già seicenteschi- con personaggi di vario tipo immersi in paesaggi naturalistici, ho un ricordo ben più che vago.
Pieter Bruegel il Vecchio e bottega, Resurrezione, 1563
A questo devo aggiungere la delusione forte provata nel constatare che dell’artista che davvero mi interessa di tutta la scuola dei Bruegel, il capostipite Pieter Bruegel il Vecchio, non era presente nemmeno un dipinto. In questa mancanza c’è l’unico vero (ma non certo piccolo) difetto dell’ esposizione: non si può, a mio avviso, proporre una storia della dinastia dei Bruegel senza un’ampia presenza di colui che, oltre che capostipite, rimane l’artista principale della famiglia- non basta, insomma, una unica opera (una Resurrezione del 1563 realizzata con la collaborazione della bottega) a far venire meno questa critica.
Inoltre, dato che Pieter Bruegel il Vecchio è l’artista più famoso e conosciuto della famiglia, il titolo della mostra può risultare ingannevole: nel senso che, appunto, ti fa credere che di Pieter il Vecchio ci siano un bel po’ di cose! Sarebbe quindi bastato far precedere l’articolo i alla parola Brueghel per rendere il tutto più chiaro e sincero.
Insomma, la mostra, dal punto di vista delle opere esposte, non mi è piaciuta- e forse non sarebbe il caso di dire che non è stata la mostra in sé a non piacermi, bensì i quadri esposti alla mostra?

Questa domanda non mi sembra del tutto oziosa, perché, nonostante il difetto appena menzionato e lo scarso feeling coi quadri, io, in tutta onestà, non posso dire che questa sia una mostra mediocre; di più: dal mio punto di vista, questa è davvero una mostra splendida!
Pieter Bruegel il Giovane, Danza nuziale all'aperto, 1610
Quest’ultima affermazione è un controsenso, dato quello che ho scritto prima? Non credo: perché, oggettivamente, al di là dei gusti personali in fatto di pittura, qui abbiamo:
1) un corpus di opere davvero ricco; talmente corposo da offrire per davvero una storia esauriente della dinastia dei Bruegel (ma, ripeto, solo a partire dai figli di Pieter il Vecchio!) in cui vengono illustrate connessioni, incontri, collaborazioni, sia con pittori giovani destinati a lasciare il segno (su tutti Rubens, che collabora con Jan il Vecchio) che con generi pittorici accolti nel corso dei decenni (basti pensare ai dipinti floreali di Jan il Giovane);
2) una disposizione dei quadri rigidamente cronologica, con tutta la chiarezza che essa comporta, accompagnata da didascalie e cartelli chiarificatori e scritti bene-tanto più necessari in una mostra come questa, in cui è molto facile confondersi nel frastagliato albero genealogico bruegeliano;
3) l’illuminazione delle sale e delle opere è fatta come dio comanda! Ora, se avete avuto anche voi la ventura di visitare un po’ di mostre del Vittoriano (luogo che, se non fosse che offre piatti troppo appetitosi -ma a volte indigesti sotto più punti di vista- sarebbe da boicottare), sapete benissimo quanto sia fastidioso dover danzare di fronte al quadro per evitare il riflesso del neon sulla pellicola pittorica o, peggio ancora, sul vetro che le fa da schermo; tutto questo, nel Chiostro del Bramante, non succede! L’illuminazione delle opere è generalmente perfetta, e questo è tanto più encomiabile, viste le grandi differenze di dimensioni e tecniche (i disegni, addossati alla parete, non soffrono affatto tale collocazione).

Insomma, i 12 euro del biglietto vi conviene spenderli o no? Non so cosa rispondere: diciamo che tutto dipende dai vostri gusti artistici. Se però volete capire come è fatta una mostra seria (sono quindi in generale  disaccordo con la ferocestroncatura di Edoardo Sassi), proprio a livello organizzativo ed espositivo, allora avviatevi con fiducia alla volta del Chiostro.

2 commenti:

  1. Credo proprio che mi avvierò al chiostro del Bramante delusa dalle Scuderie del Quirinale ; la mostra del Cadorino no mi è piaciuta.

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    1. Come mai? Cosa non ti è piaciuto? Ti confesso che io non vedo l'ora di vedere la mostra di Tiziano...

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