lunedì 1 aprile 2013

Una biografia (anzi, monografia) di Tiziano

Tiziano, Autoritratto, 1550. Staatliche Museum,
Gemäldegalerie, Berlino.
Non ho mai provato simpatia per le biografie, men che meno per le biografie di artisti: mi sembra che, generalmente, vengono trasformati in protagonisti di “avvincenti” romanzi in cui troppo spazio viene lasciato a cose che con le loro opere e la loro personalità artistica hanno poco da spartire – per dire: la biografia di Roger Fry scritta da Virginia Woolf, che vi segnalai tempo fa (clicca QUI), l’ho letta saltando le pagine.
Ma, quando un paio di settimane fa l’ho vista sugli scaffali della libreria, non c’ho pensato un attimo ad acquistare la biografia di Tiziano (di cui nemmeno sospettavo l’esistenza) scritta da Fabrizio Biferali e pubblicata da Laterza, dato che appena tornerò a Roma andrò a vedere la mostra tizianesca alle Scuderie del Quirinale: e io alle mostre voglio andarci quanto più istruito possibile. Un libro del genere, divulgativo, per me che non sono uno specialista del grande veneziano, era proprio quel che ci voleva- dimenticavo il titolo: Tiziano- il genio e il potere.

Ma il titolo del post sostiene che più che una biografia questa sia una vera e propria monografia. Senza addentrarmi troppo nella questione – che forse è anche sterile - per me la differenza tra una biografia e una monografia è che la prima si concentra su quel discolaccio del figlio Pomponio, sulla tirchieria di Tiziano e su una serie di aneddoti sparsi di cui a me, veri o falsi che siano, interessa poco e niente[1]; mentre la seconda ti parla del Tiziano artista, e lo fa attraverso le sue opere, accompagnate da quel necessario approfondimento contestuale (sociale, religioso, politico, e ovviamente anche privato) di cui non voglio certo sminuire l’importanza.
Così questa monografia di Biferali è stata una lettura avvincente, che mi ha permesso di calarmi (anzi, di cominciare a calarmi) nello splendore di uno dei più grandi artisti della storia dell’arte – ripeto praticamente quello che ho scritto Lunedì scorso a proposito del volume di Electa su Argan (clicca QUI): il libro di Biferali ti fa venire la voglia impellente di approfondire Tiziano, di vederne quante più opere possibile, di leggere libri specialistici su di lui e nient’ altro!

Tiziano, Iacopo Pesaro presentato a San Pietro da papa
Alessandro VI,
1503. Koninkljik Museum voor Schone Kunsten, Anversa.
Ora, questa monografia è di stampo squisitamente iconografico – e in questo, mi sembra, segue la tradizione prevalente negli studi tizianeschi : d’altronde parliamo di un artista che ha realizzato alcune tra le opere più complesse, misteriose e polisemantiche dell’intera storia dell’arte, opere su cui gli storici hanno dibattuto e continuano a dibattere[2].
Questa densità di significati e implicazioni vengono a galla soprattutto nelle opere della giovinezza e della prima maturità, quelle che vedono Tiziano strettamente legato a Venezia: per Biferali il sottotesto politico è sempre presente, e sempre e comunque teso a esaltare le virtù della Repubblica marciana.
Ecco che allora uno dei primi lavori dell’artista, Iacopo Pesaro presentato a San Pietro da papa Alessandro VI, già indica questa caratteristica essenziale della sua pittura, densa di «dettagli simbolici che poi dettagli non sono, dal momento che spesso rivelano o svelano molto di più di quanto siano in grado di fare elementi più in vista all’interno della scena».

Tiziano, particolare dell' Ecce Homo: Pietro Aretino
nei panni di Ponzio Pilato.
Insomma, il ritratto che ne vien fuori è quello di un artista costantemente immerso nella sua epoca, al centro dei fatti politici, sociali e religiosi che la costituiscono: questa rete di coinvolgimenti viene narrata magnificamente da Biferali, che passa in rassegna il dubbio religioso di Tiziano, diviso com’è fra umori protestanti e adesione alla Controriforma, tra la fedeltà a Venezia[3] e il legame privilegiato con Carlo V e Filippo II, fino ai rapporti profondi con alcuni dei massimi protagonisti della cultura dell’epoca, l’Aretino[4] e il Dolce su tutti.
A testimoniare questi rapporti, la straordinaria moltitudine di ritratti eseguiti da Tiziano (è superfluo aggiungere che egli rappresenta uno dei vertici della storia della ritrattistica) nel corso della sua lunga esistenza – una delle cose più affascinanti è l’inserimento di ritratti e autoritratti in scene religiose e mitologiche: nel caso dello spettacolare  Ecce Homo, capolavoro assoluto anche per quel che riguarda la complessità contenutistica, abbiamo tra gli altri l’Aretino nei panni di Ponzio Pilato e la figlia prediletta del pittore, Lavinia, vestita di bianco al centro della composizione.

Giunto a questo punto, vi segnalo un fatto curioso – che, preciso, per me non è affatto un punto di debolezza: nella gran quantità di opere che vengono analizzate, proprio a quelle più arcinote dell’arte tizianesca viene lasciato uno spazio davvero minimo, quasi inesistente: all’Amor sacro e Amor profano e alla Venere di Urbino – proprio di loro si tratta – non viene nemmeno concesso l’onore della riproduzione!

Tiziano, particolare dell' Apollo e Marsia: il pittore si ritrae nei panni di
re Mida
Detto questo, una critica vera si può muovere, a mio avviso, solo su un punto: tutto preso dai misteri iconografici e simbolici, Biferali lascia uno spazio davvero troppo esiguo alla lettura formale delle opere, a una trattazione squisitamente stilistica e tecnica dell’arte tizianesca. Insomma, un po’ di sano formalismo in più secondo me ci sarebbe stato davvero bene.
Eppure questa critica vale meno per la parte del volume in cui viene trattato l’ultimo, incredibile periodo del pittore, uno dei più innovativi e intrinsecamente mirabili della storia della pittura: d’altronde, almeno un accenno al dipinger con le dita credo sia inevitabile per qualsiasi studio sull’ultimo Tiziano[5].

Insomma, questo libro è “solo” un’introduzione. Ma è una ottima introduzione, che ha un grosso merito: quello di saper aprire il lettore nel migliore dei modi a quel grandioso e difficile problema che si chiama Tiziano - ecco, in definitiva, il motivo per cui mi sento di consigliarvelo caldamente.

Clicca qui per ulteriori informazioni sul libro.



[1] Se vi interessano questi temi, specie per quel che riguarda la famiglia di Tiziano, vi consiglio il libro di Lionello Puppi, Su Tiziano (o anche Per Tiziano – non ho ancora capito qual è il titolo giusto), edito da Skira nel 2004.
[2] Vi consiglio, a titolo di esempio, un classico dell’iconologia, il saggio che Erwin Panofsky dedica all’ Allegoria della Prudenza, dipinta da Tiziano negli ultimi anni, contenuto nell’imprescindibile Il significato nelle arti visive edito da Einaudi.
[3] Secondo Augusto Gentili, uno dei massimi studiosi dell’artista, il rapporto tra Tiziano e la repubblica marciana diviene a un certo punto più conflittuale, tanto conflittuale da giungere a rottura – quando avete un’oretta libera, guardatevi il video di questa splendida conferenza di Gentili (clicca QUI).
[4] Per un’ approfondimento dei rapporti con l’Aretino, suggerisco il saggio di Fritz Saxl Tiziano e Pietro Aretino in La storia delle immagini, Laterza 1982.
[5] Per una trattazione puramente formale delle opere tarde, vi segnalo il bellissimo L’ultimo Tiziano di Adolfo Venturi, contenuto nella raccolta di suoi scritti Epoche e maestri dell’arte italiana, Einaudi 1955 – in cui non viene fatto nessun accenno al dipinger con le dita – questo per dirvi quanto io sia poco affidabile!

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