lunedì 8 luglio 2013

Le pietre e il popolo



Nell’aprire questa piccola recensione al nuovo libro di Tomaso Montanari, Le pietre e il popolo, pubblicato da minimum fax, la tentazione di riprendere le parole che usai per A cosa serve Michelangelo? (clicca QUI) è davvero forte: perché ritengo che anche di questo libro la lettura sia assolutamente necessaria, addirittura obbligata, per chiunque si occupi, oggi e in questo Paese allo sfascio, di storia dell’arte.
Libro di battaglia e di denuncia, pamphlet velenoso quanto coraggioso nel far venire a galla gli scempi che si stanno effettuando ai danni del patrimonio culturale delle cosiddette città d’arte, con nomi e cognomi e fatti ricostruiti in maniera precisa e inappellabile, Le pietre e il popolo si differenzia dal suo predecessore proprio per la specificità del tema trattato: un grand tour che di edificante ha ben poco, e in cui si raccolgono i resti di un patrimonio culturale che, triste e conseguente destino, non può che seguire lo sfascio di questa Italia di cui è parte integrante – trattasi quindi di un volume che, nonostante le ovvie affinità, non è affatto una fotocopia di A cosa serve Michelangelo? .

Il libro, raccolta e rielaborazione di quanto Montanari ha scritto sul suo inestimabile blog (clicca QUI) e in altre sedi, si divide essenzialmente in due parti: alla prima è affidata una veloce ricognizione dello stato delle città d’arte, da Napoli – che Montanari conosce bene – a Roma, fino a Venezia e L’Aquila, mentre la seconda è un lungo e implacabile atto d’accusa a Firenze, alla Firenze modaiola e parassita che concede in esclusiva gli Uffizi a Madonna e alle sfilate di moda, insomma la Firenze di Matteo Renzi, l’uomo politico che in sé riassume e porta a compimento vent’anni e più di cattiva gestione del patrimonio culturale, e che si presenta non a caso come il luminoso futuro della sinistra più oscena d’occidente.



Credo che il valore di un libro come questo consista anche nel saper far indignare anche quando racconta cose che già sai. Mi spiego: della sciagurata e ridicola storiaccia che ha portato agli ignominiosi buchi nell’affresco di Vasari a Palazzo Vecchio – gesto per cui il prode Renzi si candida come peggior nemico del patrimonio culturale italiano, e sindaco indegno della città che amministra - io sapevo tutto; ma ripercorrere la storia scendendo nei dettagli e ricostruendone i moventi beceri, rinnova la rabbia, la rabbia e il senso di impotenza.
Ma non solo questo, per fortuna.
Perché i dettagli esposti da Montanari ci raccontano anche di funzionari integerrimi, di persone oneste e competenti che non si calano le braghe, che lottano e denunciano: Cecilia Frosinini, membro dell’Opificio delle Pietre Dure, la prima a ribellarsi allo scempio renziano (potete seguirla su Twitter: @CeciliaFrosinin) , o ancora Maria Rosaria e Piergianni Berardi, che decidendo di non tacere contribuirono a portare alla luce la devastazione della Biblioteca dei Girolamini a Napoli. Insomma, i dettagli ci dicono che non dobbiamo scoraggiarci, che, nel nostro piccolo, bisogna continuare a combattere, e che a volte, nonostante la prepotenza e la strafottenza dei politicanti e degli asserviti di vario genere, si può anche vincere.

Biblioteca dei Girolamini, Napoli
 Questa recensione – o come volete chiamarla – finisce qui. Perché ogni ulteriore parola è inutile e superflua, così come mi sembra inutile e superfluo riportare alcuni dei passaggi salienti – che, credetemi, sono davvero tanti, e che, riguardando diverse questioni (da quelle museologiche e inerenti le mostre, a quelle sociali e religiose), ci dimostrano quanto l’attenzione alla Tutela possa generare soluzioni brillanti, menti attive e propositive, quindi tutto il contrario di quei talebani della tutela di cui ha paura Carandini:  uno dei più bei insegnamenti di questo libriccino, che si legge in poche ore e costa poco, e la cui lettura è assolutamente necessaria, addirittura obbligata, per chiunque si occupi, oggi e in questo Paese allo sfascio, di storia dell’arte.

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