lunedì 29 luglio 2013

Miniatura in Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento

Berardo da Teramo, foglio staccato dall'Antifonario di
S. Benedetto a Gabiano, iniziale istoriata con il Martirio di
S.Sebastiano,
prima metà del XIV sec.

Il modo migliore per rendersi conto di come nella maggioranza dei casi la retorica dei Grandi Eventi sia, appunto, nient’altro che retorica, consiste nel visitare una mostra piccola nelle dimensioni e nella campagna pubblicitaria, magari tenuta in un museo di provincia di una cittadina di provincia lontana dalle paludi del sistema dell’arte: niente di più facile che sia proprio un contesto del genere a offrire un qualcosa di serio che abbia alle spalle un autentico progetto culturale – una mostra vera, insomma, e non la solita baracconata per turisti.
Una mostra vera è quella che si sta svolgendo in questi mesi – chiuderà i battenti il 31 Agosto - al Museo Palazzo de’ Mayo di Chieti: Illuminare l’Abruzzo – codici miniati tra Medioevo e Rinascimento.

L’intento è chiaro fin dal titolo: gli organizzatori si ripropongono di mostrare al pubblico i risultati delle ricerche svolte intorno al campo, complesso e sfaccettato, della miniatura abruzzese dalla fine del ‘200 fino alla metà del ‘400.
Perché complesso e sfaccettato? Perché, come viene spiegato nello splendido catalogo, la vicenda miniatoria abruzzese si intreccia a quella di altri centri della penisola in una fitta rete di scambi e contaminazioni: il centro Italia e Roma, fino a Napoli e alla Puglia. Inoltre, la varietà dei centri di produzione e il rapporto con le altre arti – per esempio coi programmi iconografici che informano le abbazie di provenienza - rendono la ricostruzione storica ancor più complessa e affascinante.

Salterio- Innario (Chieti?), primo quarto del XV
sec.

Non è, insomma, la storiella banalizzata e risaputa quella che Chieti ci offre, né il solito affastellamento di quadri più o meno noti. Qui si viene a offrire al visitatore una storia, o meglio, una prima ricostruzione di una storia lunga oltre due secoli: e si chiama lo spettatore alla comprensione, non solo alla semplice contemplazione.
Strumento essenziale di questa comprensione è il catalogo. Io non sono (non ero) un gran lettore di cataloghi, anche a causa dei prezzi quasi sempre proibitivi – infatti tutte le recensioni di mostre comparse finora su questo blog sono state scritte senza l’ausilio dei vari cataloghi. Ma questa volta l’acquisto è d’obbligo: perché in questo caso il catalogo - un vero e proprio libro che fa entrare nel mondo poco noto al grande pubblico del Maestro di Benfi e di Stephanus De Aquila, del Chronicon casuariense  e dell’abbazia di San Clemente - è serio quanto la mostra che accompagna e perché il prezzo è serio a sua volta, 20 euro che uno studente può spendere senza troppi problemi – tanto più che la mostra e la visita dell’intero museo sono gratuiti.

Tagliacozzo, Convento di S.Francesco, Codice
senza segnatura, Messale, fine del sec. XIII

 Con tutto questo, sia chiaro, non voglio togliere nulla al lato contemplativo della faccenda: perché davvero la mostra offre un pieno godimento estetico, tanto elevata è la qualità delle opere; godimento accentuato dal fatto che le miniature, non essendo cose semplici da vedere nei musei, si offrono anche come spettacolo insolito, nuovo: perché, credo, abituati come siamo a vederle solo nelle riproduzioni, la scoperta dei solchi del pennello, le tracce stesse della mano dell’artista, diventano un qualcosa di inaspettato; inoltre la perizia tecnica e il virtuosismo dei miniatori, capaci di realizzare immagini dettagliate in pochi centimetri di spazio, diventa un qualcosa di sbalorditivo: penso, tra gli altri, alla magnifica iniziale istoriata con episodi della Creazione, facente parte della Bibbia del Convento di S.Giovanni a Capestano, in cui è un uomo dallo sguardo avvilito e insidiato ai piedi da uno strano drago a sostenere sulle proprie spalle i polilobi con gli episodi della Creazione – un qualcosa di sbalorditivo, tanto audace e minuziosa appare la tecnica dell’artefice.

Capestrano, Biblioteca del convento di S.Giovanni, XLIII, Bibbia, iniziale
istoriata con storie della Creazione, secondo terzo del XIII sec.

La cornice in cui è inserita la mostra è quella, appunto, del Museo Palazzo de’ Mayo: le teche coi libri sono poste al centro delle sale, di fronte ai dipinti – ottocenteschi e novecenteschi – che appartengono alla collezione del museo; si viene a creare così come un cortocircuito storico artistico in cui opere tanto e diverse e tanto lontane, ma appartenenti alla stessa terra, si guardano e dialogano – magari si scontrano pure -, a raccontarci, a grandi salti discontinui, un pezzo di storia di quella terra meravigliosa, tanto è ricca d’arte e natura, che è l’Abruzzo.

Nessun commento:

Posta un commento