lunedì 12 agosto 2013

Appello al ministro Bray!

Massimo Bray

Un primo parziale bilancio dell’attività di Massimo Bray come Ministro dei beni culturali non può che essere globalmente positivo. Da quando è entrato in carica il ministero ha visto finalmente colmare quel vuoto abissale (vuoto di personalità, di competenze, di impegno) che toccò il culmine con la scandalosa triade Bondi-Galan-Ornaghi: nuovi fondi sbloccati (clicca QUI), iniziative e progetti, e un insieme di piccoli atti che in un Paese come questo diventano davvero un qualcosa di importante – penso all’estensione della gratuità dei musei per i bambini extracomunitari: una piccola cosa che, in un’Italia solcata dai rigurgiti dell’inciviltà leghista, assume un significato estremamente importante (clicca QUI).

Eppure quello che stiamo vivendo è forse il periodo più nero della storia del nostro patrimonio culturale; la privatizzazione coatta e anticostituzionale sta facendosi largo con passo deciso, e viene ormai accettata a livelli sempre più ampi, tanto che i beni culturali vengono offerti al miglior offerente, trattati come escort per i facoltosi: se hai abbastanza soldi puoi cenare agli Uffizi o al Bargello, o prenderti tutto Ponte Vecchio (clicca QUI) E ancora, tanto spesso sono gli amministratori locali a rendersi protagonisti dello sfruttamento economico e mediatico del patrimonio culturale: l’esempio più eclatante è il farsesco sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che dopo aver bucato una prima volta l’affresco di Vasari a Palazzo Vecchio, annuncia di volerlo rifare (clicca QUI).
Ecco perché in una situazione come questa una persona come Bray diventa preziosissima.

Purtroppo però, una delle più grosse porcherie che si sia mai pensato di attuare ai danni del nostro patrimonio culturale vede proprio l’appoggio del Ministero: mi riferisco alla proposta di affitto a musei esteri delle opere d’arte conservate nei magazzini dei musei italiani. Per 10 anni, rinnovabili una sola volta, per un totale di ben 20 anni.
Il tutto per meri fini economici.
Finalmente il progetto si compie: il patrimonio non è più petrolio d’Italia, ma puttana d’Italia, niente di più niente di meno.
Non è mia intenzione gettare la croce addosso unicamente a Bray – non scordiamoci chi sono i personaggi che lo attorniano, tra cui l’irreprensibile Carandini che, passato felicemente da Bondi a Ornaghi, ora non trova di meglio che dichiararsi deluso da Bray (in carica da pochissimi mesi) in un j’accuse francamente patetico (clicca QUI). Comunque sia Bray con tutto ciò pare concordare.
Ecco perché è necessario aderire senza esitazioni alla raccolta di firme proposta da Finestre sull’arte, uno dei siti italiani più importanti per quel che riguarda la storia dell’art; Bray non è il cieco e sordo Ornaghi, ma un ministro che sa ascoltare, che il parere degli esperti e degli addetti ai lavori lo prende in considerazione: è dunque fondamentale che i firmatari siano tanti, in modo che Bray sappia che gli storici dell’arte sono contrari alla mercificazione del patrimonio culturale.


2 commenti:

  1. Vorrei cortesemente fare una richiesta, da chi storico dell'arte non è e quindi vorrebbe saperne di più: qual è l'attuale legge o linea guida attraverso cui sono attuati i prestiti o gli scambi? Vorrei capire cosa cambia e in cosa è "limitante" (se così fosse) nell'attuale quadro legislativo e a cosa servirebbe nel concreto questo decreto.

    Altra domanda, ma questa sarebbe rivolta a chi ha proposto la legge o a chi la difende: premettendo che l'aspetto economico deve essere sempre subordinato alla coerenza culturale, ma c'è una stima riguardo quanto "porterebbe alle casse" museali/ministeriali?

    Visto che questo Ministero si è disposto bene nella comunicazione via web -condividendo opere d'arte e altro- sarebbe bello che venissero condivisa, alla comunità di storici dell'arte e ai cittadini, una stima dei guadagni previsti.
    Anche perché -non sarà questo il caso- molti ministeri hanno già dimostrato, in passato, di proporre leggi di cui non erano state fatte stime degli impatti, ma semplicemente sulla fiducia dei tecnici che stanno dietro un ministero.

    Ribadisco, l'aspetto finanziario viene dopo, ma quel che mi chiedo è: e se questa legge fosse sballata anche economicamente?

    (la discussione l'ho proposta anche commentando l'articolo https://www.facebook.com/appuntidistoriadellarte.blogspot.it/posts/527837353956755 sulla pagina facebook)

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  2. @Stefano

    Per quanto riguarda la prima domanda, nel 2006 una Commissione ministeriale ha proposto una serie di linee guida che puoi trovare in questo documento: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/UfficioStudi/documents/1255264801430_SP_80_82_23.pdf

    Per quanto riguarda invece le considerazioni economiche sui presunti benefici della misura, non mi risulta che siano stati condotti studi in materia.

    Un saluto

    Federico Giannini (Finestre sull'Arte)

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