lunedì 23 settembre 2013

Il traffico internazionale di opere viaggianti

Nel mio rapporto coi musei sto passando un periodo particolarmente sfortunato: capita che le opere che più voglio vedere non ci sono, spedite da un capo all'altro del globo per motivi discutibili.

Beato Angelico o Benozzo Gozzoli, Volto di Cristo, frammento di affresco staccato


Se ultimamente vi è capitato di andare al Museo di Palazzo Venezia, a Roma, alla ricerca del volto frammentario di Cristo dipinto dal Beato Angelico (ma non pochi studiosi pensano a Benozzo Gozzoli), avrete trovato, al suo posto, un cartello che spiega che l’opera è addirittura a Rio de Janeiro; ed è lì, si badi bene, per una mostra di cui già il titolo è tutto un programma: Sulle orme del Signore, realizzata in occasione della recente Giornata Mondiale della Gioventù – trattasi, insomma, di un ulteriore inchino reverente alle santissime gerarchie cattoliche (se volete capire l’entità, qualitativa e quantitativa, del saccheggio, cliccate QUI).
Stiamo parlando non solo di un’opera fondamentale – secondo Miklòs Boskovits l’unico pezzo sopravvissuto degli affreschi perduti che l’Angelico realizzò a Roma - , ma di un qualcosa che, proprio in quanto affresco staccato, è estremamente delicato.
Era proprio necessario sottoporre un’opera così preziosa a uno stress simile?
Questione collaterale: se l’opera non c’è, esporre la sua gigantografia all’esterno del Museo, sul lato che si affaccia sulla centralissima Piazza Venezia, non è pubblicità ingannevole?

Piero della Francesca, Madonna di Senigallia


Tra qualche giorno andrò a Urbino, e naturalmente non mi lascerò sfuggire l’occasione di visitare, per la prima volta, la Galleria Nazionale delle Marche; ovviamente l’opera che più bramo vedere è la Flagellazione di Piero della Francesca, e subito dopo, l’altra sua opera conservata nel Museo: la Madonna di Senigallia, opera della maturità che personalmente mi ha sempre incuriosito molto, per via di una composizione semplicissima, essenziale, dominata da personaggi che quasi la costipano.
Senza tirarla troppo per le lunghe, anche quest’opera è altrove, precisamente al Museum of Fine Arts di Boston, per l’inutile Year of italian culture.

Ha fatto discutere, in queste settimane, la vicenda dell’affresco staccato di Botticelli, conservato agli Uffizi che, già sottoposto a un viaggio a Pechino che a quanto pare gli ha creato dei problemi, è stato destinato a sorbirsi i traumi di un nuovo lungo viaggio, questa volta verso Israele.
Insomma, dopo il pezzo dell’Angelico, un altro affresco staccato, oggetto delicatissimo e già in parte danneggiato, viene fatto rimbalzare ai quattro angoli del globo: un’altra opera d’arte viene cioè usata, sfruttata, per rispondere ai moventi antiscientifici di una congrega di irresponsabili – già, perché a mio avviso chi ha autorizzato questi viaggi è un irresponsabile, e un criminale.

Sandro Botticelli, Annunciazione, 1481. Affresco staccato.


La morale della favola è che siamo di fronte a un modo di sfruttare le opere d’arte che ha ultimamente molto successo: sfruttamento economico e politico, e asservimento al potere cattolico, che con la storia dell’arte, con lo studio, con la comprensione, non hanno nulla a che vedere. Una storia lunga che ha, come ulteriori capitoli, gli esperimenti criminali di Matteo Renzi, le gestioni private dei beni culturali e dei restauri, le oscene proposte di affitto delle opere nei magazzini dei musei, l’abbandono dei beni “locali” (clicca QUI), e tutte le altre indecenze di cui negli ultimi anni si hanno notizie giornaliere.
Il capitolo in questione ci indica che le vittime preferite di questa brutta storia sono le opere del Rinascimento, specie del Quattrocento, e non solo: ho saputo oggi che uno dei pezzi scultorei più famosi dell’Antichità, il Galata morente, conservato nei Musei Capitolini, fino a Febbraio 2013 sarà trattenuto alla National Gallery di Washington sempre per il solito Year of italian culture  – tra l’altro: quel museo trabocca di opere dell’arte italiana di sua legittima proprietà, quindi proprio non vedo la necessità di avere la scultura capitolina; e poi ha senso celebrare la cultura italiana saccheggiando l’Italia?

Galata morente, fine del III secolo a.C. (copia)


Concludo dicendo un paio di cose.
La prima la dico mettendomi dalla parte degli sfruttatori, di quelli che nelle opere d’arte ci vedono solo banconote: nessuno pensa che svuotare i musei italiani di alcuni dei loro pezzi più pregiati sia assolutamente controproducente da un punto di vista turistico? Che il turista potrebbe anche stancarsi di spendere soldi per cose che non può vedere?
La seconda: io non voglio arrivare agli estremi (provocatori?) di Federico Zeri riportati da Tomaso Montanari in uno dei suoi ultimi post (in cui commenta la scandalosa notizia della distruzione del gesso di Canova , clicca QUI); affermare che «Le mostre sono come la merda, fanno bene a chi le fa, non a chi le guarda» è a mio avviso fare un torto alla storia dell’arte, disciplina che nelle mostre ha spesso visto un serio strumento di ricerca: penso, tanto per dirne una e per rimanere sull’Angelico, alla sua mostra del 1955, tassello fondamentale per la storia della piena comprensione critica del pittore; inoltre sono convinto che le mostre serie si fanno anche oggi: penso, a mo’ di esempio, alla mostra fiorentina Dal Giglio al David – Arte civica a Firenze tra Medioevo e Rinascimento, che si ripropone di indagare, attraverso opere poco note o conservate nei magazzini, sul fenomeno dell’arte civica fiorentina nei suoi significati simbolici e politici.
Insomma, le mostre vanno fatte, eccome.
Ma quando sono pagliacciate senza moventi scientifici seri, quando devono ridursi alla solita e inutile carrellata di capolavori fuori contesto, e, soprattutto, quando mettono criminosamente in pericolo l’integrità delle opere d’arte – come nei casi qui discussi – allora sono assolutamente da evitare!
E a questo punto la partita da giocare è più ampia, e riguarda il problema della tutela del patrimonio culturale nella sua globalità. 

3 commenti:

  1. Maria Elisa Repetti23 settembre 2013 00:42

    Proporrei, come valida alternativa all'enormemente dispendioso viaggiare delle opere, l'impiego di nuove tecnologie, che oggigiorno permettono di realizzare perfetti "cloni", reali o virtuali, esponibili in ogni angolo del Pianeta, senza mettere a repentaglio l'esistenza degli esemplari originali

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    1. Per quanto "dolorosa", la tua idea mi sembra pienamente condivisibile!

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    2. Maria Elisa Repetti23 settembre 2013 22:05

      So che in tal modo l'"aura" va a farsi benedire (in realtà, non del tutto, perchè l'originale continua ad esistere ed essere osservabile nel suo luogo ufficiale), ma già A. Venturi aveva profeticamente proposto una simile soluzione...appena trovo il materiale inerente, lo posto

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