lunedì 17 febbraio 2014

Tempi bui



E così, con un colpo di mano che certifica una volta di più che in Italia la democrazia è sospesa fino a data da destinarsi, il prode Matteo Renzi, flagello del patrimonio culturale di Firenze, è riuscito a salire al potere, in barba a qualunque meccanismo di partecipazione popolare.
Ci attendono tempi bui, molto bui.
E noi, che ci interessiamo alle sorti del patrimonio culturale, lo possiamo dire con certezza: perché è proprio in questo campo che Renzi ha mostrato nel modo più limpido quanto il suo modo di intendere la cosa pubblica sia frutto di mere trovate pubblicitarie e propaganda spicciola - spesso unite al populismo contro gli addetti ai lavori che si ribellavano alle sue scelte scellerate; quanto la sua idea di bene comune sia ad uso e consumo degli interessi e delle passerelle dei privati – vedi il caso di Ponte Vecchio chiuso ai cittadini in favore dei riccastri in Ferrari -; quanto la sua ambizione smisurata, la sua ansia di protagonismo sfrenata, gli faccia prendere in tutta sicumera decisioni gravissime e senza precedenti – basti pensare all’affresco di Vasari vergognosamente bucato a Palazzo Vecchio.
Questo è Matteo Renzi, questo e altro ancora: niente di buono.

Per cui prepariamoci.
Prepariamoci alla rivincita definitiva dell’idea farsesca del patrimonio culturale come “petrolio d’Italia”, alle privatizzazioni selvagge, agli appoggi ai progetti idioti dei vari Giacobbo d’avanspettacolo, e dunque a una politica per il patrimonio e la cultura che riprende alla grande quella dei vari Bondi e Tremonti – anzi, rinvigorendola alla grande, c’è da scommetterci.

E infatti come primo, e purtroppo scontatissimo, campanello d’allarme, abbiamo già avuto l’allontanamento di Massimo Bray dal Mibact. E come poteva essere altrimenti, dato che Bray ha mostrato nella sua concreta azione di ministro di essere totalmente agli antipodi dell’arrembante rottamatore?

E così l’azione riformista di Bray, primo vero ministro dei beni culturali dopo anni e anni di vuoto assoluto, si infrange sugli scogli della sfrenata ambizione renziana. E quel che è peggio, quell’azione - mi pare scontato - non sarà continuata, non avrà un seguito, qualunque sia il ministro che Renzi sceglierà: e questo perché Renzi, e i disvalori che egli rappresenta orgogliosamente, sono quanto di più drasticamente lontano da una autentica tutela del patrimonio culturale, con l’aspirazione connessa a fare del patrimonio uno strumento di autentica conoscenza, di crescita intellettuale, di legante della comunità: valori che Bray aveva esemplarmente rappresentato. 
Renzi ha ben altri interessi, i suoi, che col patrimonio e la sua funzione sociale e culturale non hanno nulla da spartire.

Dunque, prepariamoci al ritorno di tempi bui, molto bui.
E credo che un buon modo per prepararci consista nel non sottovalutare l’associazionismo che, nel nostro settore, sembra diventare sempre più imponente. Ammetto che, per una mia predisposizione personale, ho sempre guardato con scetticismo alle associazioni, ai gruppi, alle petizioni, specie online. Ma, data la situazione presente e prossima ventura, credo sia assolutamente necessario fare fronte comune, organizzarsi, incontrarsi, dibattere in ogni luogo, virtuale e non – come, per esempio, avvenuto per la recente questione del bando dei "500 giovani per la cultura".

Anche così,  spero, si potrà tentare di arginare questa esondazione renziana che rischia di sommergere il nostro patrimonio culturale come l’Arno fece con Firenze.

1 commento:

  1. Che dire? concordo in pieno. Ne vedremo delle BRUTTE, temo. (Cecilia)

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