lunedì 10 marzo 2014

Renzismo e patrimonio culturale - note sull'articolo di G. Valentini

Firenze, 30 Giugno 2013. Ponte Vecchio affittato alla Ferrari



È comparso ieri su Repubblica un articolo del giornalista Giovanni Valentini dal titolo emblematico: Tutti i no delle soprintendenze che ostacolano i tesori d’Italia; il sottotitolo, non meno chiaro, recita: Così i custodi dei beni culturali bloccano il recupero del patrimonio artistico.
Ve ne parlo perché questo pezzo, a dir poco mediocre, non è altro che un bell’esempio di renzismo applicato alla tutela del patrimonio culturale: è dunque molto illuminante per capire con quale tipo di cultura ci dovremo confrontare nel prossimo futuro.

Una domanda preliminare: Valentini che titoli ha per parlare del patrimonio culturale e della sua gestione? È un addetto ai lavori? Un esperto? Uno che si occupa in maniera continuativa di questi temi? Non mi sembra; quel che voglio dire è che si rinnova, col Valentini, uno dei problemi principali del discorso pubblico sul patrimonio culturale: esso è affidato in larga parte a degli incompetenti – altre volte vi ho parlato degli pseudocompetenti: i mirabili Luca Nannipieri (QUI) e Philippe D’Averio (QUI).
Certo, l’articolo poteva avere un valore schiettamente giornalistico: spiegarci come, con esempi concreti, i custodi dei beni culturali bloccano il recupero del patrimonio artistico; ma tutto ciò non succede: Valentini rimane nella denuncia generale, vaga e soprattutto inesatta - come vedremo a breve -, e dunque nella mediocrità giornalistica.

L’apertura dell’articolo è molto chiara: il Nostro si lamenta dei troppi reperti archeologici «che riemergono a ogni scavo nella Caput mundi, come avviene da sempre per la metropolitana, fermando spesso lavori grandi e piccoli, pubblici e privati». Addirittura gli infausti “coccetti”, iddio li maledica!, sarebbero tra i responsabili del «degrado urbanistico e sociale» di Roma.
Chiaro? Una città che fonda una parte preponderante della sua identità sull’archeologia ha proprio nell’archeologia una nemica da cui vedersi! Un gran modo per aprire un articolo sul patrimonio culturale, non c’è che dire.

E il Valentini addirittura migliora: «Ma non c’è praticamente comune, provincia o regione d’Italia in cui qualche soprintendente non abbia impedito o quantomeno ritardato per anni la realizzazione di una piccola o grande opera, la ristrutturazione di un edifico storico, il restauro di un monumento o di un altro bene artistico e culturale»; e così, seguendo la linea dei vari Nannipieri, conclude: «È la paralisi della conservazione. Il blocco preventivo, la cautela della tutela. […] la burocrazia delle soprintendenze artistiche e archeologiche imbriglia il recupero e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, contribuendo così a congelare la modernizzazione, […] e insomma a “incatenare” il Belpaese, per dirla con Matteo Renzi».
Eccola, finalmente, la prima sviolinata al rottamatore: da un lato quei cattivoni burocrati e rompiscatole delle soprintendenze, dall’altro il giovane premier che deve, novello Eracle, liberare le bellezze italiane dalle catene! E infatti, l’eroico ex sindaco di Firenze, precisa l’indignato Valentini, «s’è scontrato più volte con questa situazione» incatenante.
Già, ma quando? Quando si è affittato Ponte Vecchio ai ferraristi o quando si bucò l’affresco di Vasari: ecco i momenti in cui l’eroico Renzi si è dovuto scontrare con la resistenza tenace, implacabile e crudele dell’encomiabile Soprintendenza fiorentina!

Due considerazioni.
1) Valentini non si rende conto della prostituzione culturale a cui è stato sottoposto Ponte Vecchio; e non sa che il patrimonio culturale appartiene a tutti i cittadini, e quindi non può essere chiuso per le velleità di ricconi annoiati;
2) Valentini non sa, o finge di non sapere, - il che sarebbe anche più grave – che sul Vasari non si sono fatti innocui «sondaggi tecnici», bensì si è operato in maniera invasiva (bucando l’affresco!) per fini tutt’altro che scientifici che non a caso fecero rivoltare l’intera comunità internazionale di storici dell’arte; e nemmeno sa, tra l'altro, che la Soprintendenza di Firenze è stata complice di Renzi, non rivale.
Dunque Valentini, per ignoranza o disonestà, falsa la realtà – dimostrando ancora una volta una vera mediocrità giornalistica; e dimostra che lui, del patrimonio culturale e del suo valore - un valore essenzialmente morale e civile, dunque culturale - non sa un bel niente. Come dicevo, egli è l’ennesimo incompetente, del tutto esterno alla materia che tratta, che si sveglia una domenica e decide scrivere su un giornale la sua servile opinione.

Sul resto dell’articolo non mi dilungo, perché a scrivere di tali vuotezze, onestamente, mi stanco facilmente. D’altronde, per cosa il nostro novello esperto si dimostra preoccupato? Ma è chiaro: per il Pil che potrebbe crescere «da una gestione più aperta e moderna del nostro patrimonio» (di che tipo, concretamente, il Valentini non lo dice: meglio così)! Ecco, questo è il problema essenziale del patrimonio culturale per il renzismo dilagante: che il Pil cresce poco, uffa!


Concludo dicendo che Nostro patrimonio è una formula bellissima, che personalmente amo e che uso spesso: ma nelle mani dei vari Valentini e Nannipieri significa il loro patrimonio, di quelli cioè per cui l’arte e la cultura sono essenzialmente un indicatore economico. Per la serie: leggiamo le parole ma guardiamo chi è che le scrive.

4 commenti:

  1. Gian Maria Volpicelli11 marzo 2014 10:09

    Valentini ha perfettamente ragione. Se Roma è una città paralizzata dal traffico e dal caos, è perché non si è ancora riuscir a dargli una metropolitana degna di questo nome. Ciò accade, fra l'altro, anche a causa dei ripetuti e sciagurati stop ai lavori imposti dalle soprintendenze ogni volta che si trovi un frammento di anfora romana. L'idea che ogni reperto storico vada conservato a scapito della cittadinanza viva e vegeta è disumana, e solo i ricconi del centro storico, che sbiciclettano giulivi e sui mezzi pubblici non mettono mai piede, possono non accorgersene.

    Direi anche che è ora di finirla con questa storia che Roma basa la sua identità sull'archeologia che è, sì, importante, ma non può definire una città che dovrebbe ambire a essere una metropoli europea e guardare al futuro. Pensare non solo a essere storia dell'arte, ma a fare la storia dell'arte, anche oggi. Vivendo la città, al cento per cento, togliendola dalle mani degli archeologi e dandola ai cittadini.

    Che poi la festa della Ferrari possa essere stata di cattivo gusto per lo spirito vippettaro dell'evento può essere giusto; ma in linea di principio, affittare un simbolo dell'arte italiana antica a un marchio dell'arte italiana moderna mi sembra una bella idea, non uno sproposito. Roma, e l'Italia, sono fatte di strati e strati di storia: non ce ne dimentichiamo.

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    1. Beh, in tutta sincerità, ti ringrazio per aver commentato, ma perdere il mio tempo commentando il misto di retorica e insensatezze ("una bella idea") mi sembra perfettamente inutile.

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    2. Gian Maria Volpicelli10 aprile 2014 18:51

      Semplicemente perché non ha argomenti degni di questo nome. Solo la solita retorica passatista che speriamo venga spazzata via da Renzi, come merita.

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  2. Altre due bufale scritte da Valentini: ma chi gli ha passato le veline?
    Le torri alte 45 metri sono state approvate, non bocciate. Il palazzo di Giustizia, invece, non ricade in area tutelata quindi la Soprintendenza non ci poteva fare niente.

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