lunedì 26 maggio 2014

Il Fai e la guerra tra poveri



L’ho fatto anche io: con la pagina Facebook di questo blog, e col mio profilo personale, ho chiesto alle persone di partecipare alla campagna del Fai I luoghi del cuore. Di cosa si tratta? Sul sito del Fai lo definiscono un censimento, ma dal mio punto di vista è un’altra cosa: una tristissima guerra tra poveri – e i poveri, ahimé, sono i beni culturali che concorrono loro malgrado alla contesa elettorale.

Già, contesa elettorale, e non lo dico per conformarmi al clima di queste ultime settimane.
Perché cosa è, in concreto, I luoghi del cuore? In breve: c’è una lista di beni in stati diversi e più o meno gravi di abbandono, beni che hanno bisogno di un restauro, anzi, spesso di un serio intervento di tutela – che è cosa ben più complessa dell’atto unico del restauro. Allora si indice una specie di gara: i siti che ricevono più voti verranno restaurati a spese del Fai.
Certamente tutto questo è per certi versi encomiabile, ma a mio avviso nasconde alcune pesanti criticità.

1) Ci sono siti la cui importanza è inversamente proporzionale alla loro fama. In questo blog vi ho spesso parlato della Regia Masseria del Pantano, ma potrei parlarvi, sempre della zona in cui abito, Foggia, della chiesa di San Lorenzo in Carmignano o della Masseria Giardino; o ancora, dei tanti palazzi settecenteschi che l’inetta cittadinanza foggiana (politici, amministratori e semplici cittadini) lascia nell’abbandono più totale.
Ora: dato che questi luoghi non li conosce nessuno, oppure sono vittime del menefreghismo figlio dell’incultura, chi potrebbe mai votarli se essi dovessero un giorno partecipare alla contesa? Ecco dunque che non si può affidare una questione importante come la tutela del patrimonio culturale a un voto popolare quanto mai disinformato! E questo specie se si tratta, come nel caso italiano, di un patrimonio largamente diffuso e non composto di soli capolavori da cartolina, ma anzi di innumerevoli pezzi che il “popolo” non conosce – per tutta una serie di motivi precisi, tra cui il livello inadeguato di istruzione scolastica.
O forse il sottinteso è che i luoghi di cui non frega niente a nessuno non sono poi così meritevoli di tutela – e dunque della spesa?

2) Per scegliere cosa restaurare non si dovrebbero usare criteri scientifici?
Posta la pari importanza della abbazia romanica di Kàlena sul Gargano (clicca QUI) e del Casino dei Meninni a Gravina di Puglia (entrambi i siti partecipano alle votazioni), la priorità del restauro non si dovrebbe decidere in base allo stato di conservazione dei due siti? Cioè: la precedenza dovrebbe andare, credo, al sito più rovinato, più bisognoso di manutenzione, in barba ai risultati di una stupida votazione – sì, perché questo tipo di votazioni, su temi tanto complessi e specifici, sono una cosa stupida oltremodo (se cliccate QUI potrete vedere lo spot de I luoghi del cuore, della cui mediocrità potrete giudicare da voi - ma è tutta l'idea del "tifare" che fa a mio avviso ribrezzo).
D’altronde, se il Fai è a conoscenza di questi - tanti - beni, e se sa che essi hanno tutti bisogno di aiuto, non potrebbe cominciare ad agire di sua propria iniziativa, partendo dai più bisognosi, senza aspettare inutili verdetti? Credo che anche così i cittadini sarebbero comunque grati al Fai – poi, vabbè, magari è che così del Fai se ne parlerebbe meno…
Il censimento vero, insomma, quello in cui si redige una lista dei luoghi da salvare, il Fai l’ha evidentemente già fatto in precedenza: aspettare i risultati del voto prima di agire a mio avviso è davvero una cosa molto triste, una specie di calcolo sulla pelle del patrimonio culturale.

Nonostante questo mio pensiero, proprio Sabato, un’oretta prima di scrivere questo post, anche io, come dicevo, ho votato e perorato l’elezione di un sito; e, sinceramente, nonostante l'evidente contraddizione, non me ne vergogno troppo: ho come l'impressione che in Italia, a volte, per difendere il patrimonio culturale si è anche costretti a scendere a patti con la propria coscienza, a causa dell’assenza dello Stato e del menefreghismo generalizzato.


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