lunedì 6 ottobre 2014

Brunelleschi scultore. Un catalogo da completare?

Filippo Brunelleschi, Crocifisso, 1410-15 ca. Firenze, Santa Maria Novella


In un post di qualche tempo fa (clicca QUI) vi parlavo del catalogo della mostra La primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460; torno a parlarvene oggi perché, come vi dicevo in quel post, c’è un qualcosa di importante che nel catalogo, a mio avviso, è trattato superficialmente; che, anzi, praticamente non è trattato affatto: mi riferisco all’attività di scultore di Filippo Brunelleschi, un tema essenziale per la comprensione dell’arte del primo Rinascimento.
Non solo essenziale, però, ma anche e soprattutto problematico, dato che gli studi non hanno ancora conseguito risultati che possano dirsi incontestabili, e che ci permettano di rispondere con sicurezza alle domande: cosa ha scolpito Brunelleschi? E quando?

Non voglio qui proporvi una storia critica dell’argomento. Voglio però illustrarvi, in maniera sommaria, le ipotesi che Luciano Bellosi aveva formulato intorno al Brunelleschi scultore; sono ipotesi che, se fino a un decennio fa potevano considerarsi come la punta avanzata degli studi sull’argomento, oggi mi sembrano tacitamente eluse – e di tale accantonamento il catalogo della mostra fiorentina è piena manifestazione.
Così, se con Bellosi si era potuta raggiungere un’immagine complessiva della scultura brunelleschiana, ora tutto è in larghissima parte da rifare; o forse no, forse si è deciso che il problema Brunelleschi lo si può tutto sommato aggirare senza troppi problemi. Una scelta che, a mio avviso, sarebbe addirittura scellerata.
Ma veniamo a Bellosi.[1]

Donatello o Filippo Brunelleschi, San Pietro, 1412 ca. Firenze, Orsanmichele

Innanzitutto lo studioso pone un «rilevantissimo interrogativo. Che cosa ha fatto Filippo Brunelleschi in quel lunghissimo periodo di silenzio che va dalla sconfitta nel concorso nel 1401  per la seconda porta del Battistero alla fine del secondo decennio, quando lo troviamo impegnato nella vicenda del progetto della cupola del Duomo e nei progetti dello Spedale degli Innocenti e della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo?».
Credo che questa sia una domanda fondamentale: come vedremo dopo, un lasso di tempo tanto lungo potrebbe forse essere una prova che il catalogo delle sculture brunelleschiane, progressivamente ridimensionato nel corso del secondo Novecento[2], deve annoverare altri pezzi che non conosciamo, o che magari attribuiamo ad altri.
Bellosi prosegue il suo ragionamento ricordando che già le fonti antiche – tra gli altri Antonio Manetti – ci informano che l’artista aveva realizzato molte sculture, che il figlio adottivo, il Buggiano, divenne a sua volta scultore e che, non meno importante, nei suoi primi viaggi a Roma Brunelleschi era mosso dall’interesse per la scultura antica: «prima la scultura e solo più tardi l’architettura negli interessi del Brunelleschi per l’arte dell’antica Roma».
Così Bellosi giunge ad attribuire al nostro artista il San Pietro, realizzato per l’Arte dei Beccai e inserito in uno dei tabernacoli di Orsanmichele, databile intorno al 1412; e, inoltre, ad attribuire allo stesso Brunelleschi il ruolo di protagonista nella rinascita della scultura in terracotta[3]: dunque «il ruolo del Brunelleschi sarebbe quello di un grande assertore di idee nuove, nate nella sua testa in seguito a una profonda e geniale rimeditazione sul proprio lavoro di artista, nello sforzo di costruzione di nuovi ideali estetici sulla base dello studio dell’arte antica: una sorta di grande suggeritore che avrebbe tirato dalla sua parte, con il fascino delle sue idee innovatrici, i grandi giovani scultori Donatello e Nanni di Banco». Un primo passo verso il Rinascimento che sarebbe, continua Bellosi, «di carattere tecnico, prima che stilistico, e significherebbe il recupero di una tecnica scultorea degli antichi che era andata perduta nel Medioevo» - la già accennata scultura in terracotta, nella produzione in serie di Madonne oggi largamente attribuite a Donatello.


Filippo Brunelleschi, Madonna di Fiesole, 1401-02. Fiesole, Diocesi di Fiesole,
in deposito al Museo Bandini. Questa scultura, ritrovata nel 2008, è per Bellosi
centralissima per comprendere il ruolo di protagonista avuto da Brunelleschi nella
rinascita della scultura in terracotta (vedi la nota 3). Nel catalogo della mostra
fiorentina del 2013, Aldo Galli avanza il nome di Nanni di Banco.


Tutta la ricostruzione effettuata da Bellosi è oggi accantonata; e non solo nelle fondamenta – il San Pietro e le Madonne in terracotta – ma anche nei minimi dettagli: per esempio, nel bel catalogo della recente mostra Da Donatello a Lippi. Officina pratese, nella scheda della splendida Madonna con il Bambino in trono tra due angeli di Donatello, non si fa nemmeno cenno all’ipotesi bellosiana, molto suggestiva, secondo cui lo spazio architettonico dietro le figure potrebbe essere «il primo progetto brunelleschiano di architettura rinascimentale arrivato fino a noi», «un precoce suggerimento del Brunelleschi in un momento in cui si propone di sperimentare questa nuova concezione architettonica e di verificarne l’effetto».

Donatello (e Brunelleschi?), Madonna col Bambino in trono tra due angeli, 
1415-20 ca. Prato, Museo di Palazzo Pretorio

Chiarisco una cosa abbastanza ovvia: qui nessuno pretende che il parere di Bellosi venga preso per oro colato, che la sua ricostruzione e le sue attribuzioni debbano essere indiscutibili in ogni punto.
La mia “protesta”, molto più semplicemente, chiede: possibile che, in un catalogo enorme che tratta la scultura del primo Rinascimento a Firenze, non si faccia nemmeno un tentativo alternativo di ricostruire un corpus di opere che è assolutamente da portare alla luce? Possibile che sul Brunelleschi scultore cali come un’ombra di silenzio e si parli di lui solo in relazione alla cupola, ai progetti architettonici, e alle poche sculture sicure? La mia speranza è che questo recentissimo catalogo non rappresenti davvero la summa degli ultimi progressi degli studi sulla scultura del primo Quattrocento: perché se così fosse, se davvero nei confronti di Brunelleschi gli studi più aggiornati si riducono alla negazione e al silenzio, vorrebbe allora dire che il panorama che abbiamo di fronte è davvero  desolante.

E no, non si prenda questa “protesta” come una pretesa: la pretesa cieca di voler dare per forza a Brunelleschi altre sculture. Perché, credo, le prove, o almeno gli indizi, che Brunelleschi ha scolpito e/o modellato altre opere ci sono:
1) Nello stesso catalogo della mostra fiorentina si parla in più punti – senza mai smentirlo -dell’aneddoto vasariano secondo cui Brunelleschi avrebbe percorso a piedi la strada da Firenze a Cortona per disegnare i rilievi del sarcofago romano segnalatogli da Donatello: se questa storia è vera abbiamo la prova che Brunelleschi, anche dopo il concorso del 1401, anche mentre pensava alla sua rivoluzione architettonica, uno sguardo e un’attenzione speciali per la scultura doveva averli mantenuti: un interesse tanto forte da fargli intraprendere un piccolo pellegrinaggio. E per quale motivo, se non per quello che, evidentemente, egli continuava a lavorare in quel campo?
2) Il Crocifisso di Santa Maria Novella: una prova sostanziosa. Perché quest’opera, realizzata tra il 1410 e il 1415, è un vertice artistico altissimo, troppo alto per un uomo (che si chiami o meno Brunelleschi) da dieci anni almeno a digiuno di scultura. E allora è a mio avviso abbastanza logico pensare che, tra la formella del concorso e il Crocifisso, ci sia stato qualcos’altro[4].

Sarcofago con trionfo di Dionisio e Vittore alate, 160 d.C. ca. Cortona, Museo Diocesano


Ma cosa? Questo è il problema, un problema a cui io non saprei rispondere.
Questo post ha un solo obiettivo: segnalare che, probabilmente, il catalogo scultoreo di Brunelleschi è ancora in parte (piccola o grande?) da scrivere, e che nascondere il problema sotto il tappeto come si fa con la polvere è inaccettabile.
E dunque ritorna, prepotente e attuale, la domanda di Bellosi: «Che cosa ha fatto Filippo Brunelleschi in quel lunghissimo periodo di silenzio che va dalla sconfitta nel concorso nel 1401  per la seconda porta del Battistero alla fine del secondo decennio, quando lo troviamo impegnato nella vicenda del progetto della cupola del Duomo e nei progetti dello Spedale degli Innocenti e della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo?».








[1] Faccio riferimento al saggio Da Brunelleschi a Masaccio: le origini del rinascimento, in L.Bellosi (a cura di) Masaccio e le origini del Rinascimento, Skira 2002.
[2] Ancora nel 1976, Carlo Ludovico Ragghianti attribuiva a Brunelleschi, datandola al 1420 come "testimonianza di grande valore", la nota lastrina in argento con Cristo libera l'indemoniata del Louvre - in C.L.Ragghianti, Filippo Brunelleschi. Un uomo, un universo, recentemente ripubblicato da Ghibli.
Argan invece, nella splendida monografia su Brunelleschi dei primi anni cinquanta (ve ne ho parlato QUI) attribuisce a Brunelleschi i tondi con gli Evangelisti della cappella de' Pazzi, attribuzione (accolta anche da Ragghianti) non da tutti accettata. 
[3] Determinante, per la conferma delle ipotesi bellosiane sul ruolo di Brunelleschi nella rinascita della scultura in terracotta, è stato il ritrovamento della Madonna di Fiesole, esposta in mostra dall'Opificio delle Pietre Dure nel 2008 - clicca QUI per leggere il catalogo dell'esposizione.
[4] Cesare Brandi, nelle sue lezioni brunelleschiane, parla di "incendio [nella chiesa vecchia di Santo Spirito] per cui andò perduta la statua di Santa Maria Maddalena che Brunelleschi aveva scolpito" - in C.Brandi, Dal Gotico al Rinascimento. Filippo Brunelleschi, Aracne 2004


Le foto sono tratte da: wikipedia.orgwww.fondazionezeri.unibo.it ;www.arttribune.comwww.officinapratese.it ; art4art.wordpress.com


1 commento:

  1. Giovanna Ragionieri
    Grazie per aver ripreso le ipotesi di Luciano Bellosi su Brunelleschi scultore. Prima del catalogo della mostra di Masaccio, Bellosi aveva pubblicato un saggio espressamente dedicato a Filippo Brunelleschi e la scultura ("Prospettiva", 1998) e tornò poi sul tema in Ancora su Filippo Brunelleschi e la scultura in terracotta ("Kronos", 2009). Vorrei sottolineare alcuni aspetti della sua riflessione su Brunelleschi scultore, sulla base dei suoi scritti ma anche di alcune conversazioni avute con lui su questo argomento. Prima di tutto per lui la rinascita della terracotta nel Quattrocento (indagata anche in altri saggi e in rapporto a Donatello) si connota come una ripresa di un tema dell'antichità. Per questo il ruolo di Brunelleschi in questo ambito è così trainante. In generale, Bellosi amava sottolineare che molte idee, anche divulgate da Leon Battista Alberti, risalgono in realtà a Brunelleschi, per esempio la tavola all'antica che subentra al polittico o la sostituzione della decorazione ad affresco con altari e tavole nelle chiese quattrocentesche. Un'ultima notazione: per Bellosi la formella brunelleschiana del 1401 con il Sacrificio di Isacco aveva poco di rinascimentale nel senso che attribuiamo oggi a questo aggettivo.

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