lunedì 29 dicembre 2014

Il 2015 del patrimonio culturale: prospettive e timori

Per il nostro patrimonio culturale questo 2014 è stato un anno particolarmente difficile. E, pensando al 2015, non sembra che ci sia tanto da brindare: alcune scelleratezze che hanno concluso quest’anno faranno sentire i loro nefasti effetti già nell’immediato futuro.

La Medusa, scultura che coronava l'omonima tomba di Arpi, ora al
Museo Civico di Foggia, simbolo della protesta studentesca


Con una decisione scellerata, i parrucconi dell’Università di Foggia (il rettore Maurizio Ricci e il senato accademico) hanno abolito il corso di Laurea magistrale in Archeologia, privando la Capitanata di una delle sue eccellenze: infatti la scuola di Archeologia di Foggia, guidata da Giuliano Volpe, è in Italia una delle più fiorenti.
Una decisione gravissima anche per la gestione e la tutela del patrimonio culturale: quello della Capitanata è un patrimonio particolarmente vasto e con tante problematiche che devono essere affrontate senza indugi; è un patrimonio che dunque ha bisogno di giovani archeologi.
Ma non c’è stato niente da fare, le accorate proteste degli studenti sono rimaste inascoltate: gli indegni parrucconi che “guidano” l’università foggiana evidentemente non hanno nessuna coscienza del territorio in cui si trova l’ateneo che “gestiscono” e dei bisogni che un’università deve soddisfare. Come sempre, il tema del patrimonio culturale ne porta con sé altri: in questo caso, il tema di una Università italiana sempre più allo sbando.
Il tutto è ancora più triste, perfino beffardo, se si pensa che tutto ciò avviene nel decennale della scomparsa di Marina Mazzei, la grande archeologa di Foggia il cui nome è intimamente legato alla Tomba della Medusa di Arpi, simbolo della protesta degli studenti: l'eredità della Mazzei, tanto validamente portata avanti, viene così quasi uccisa.

Galleria Civica di Modena


Marco Pierini, Direttore della Galleria Civica di Modena, si è infine dimesso: un atto coraggioso, forte, pieno di dignità, che dimostra che in Italia ci sono ancora persone che hanno ben presente il ruolo culturale e civico del patrimonio.
Alcune delle parole di Pierini, da incorniciare: «La repentina e imprevista risoluzione assunta dal Comune di destinare la Palazzina dei Giardini, da più di trent’anni spazio espositivo della Galleria civica, a sede del Villaggio del Gusto dal maggio all’ottobre del 2015, ha fatto maturare in me questa dolorosa decisione. Non ritengo, nella maniera più assoluta, che un museo possa perdere, sia pure temporaneamente (anche se i nuovi inquilini hanno espresso l’intenzione di trattenersi oltre il tempo previsto) una sua sede e accettare che venga destinata a scopi non compatibili con la sua missione. Dopo 122 mostre organizzate senza soluzione di continuità alla Palazzina Vigarani sfrattare l’arte e accogliere i prodotti tipici (verso i quali non ho alcuna riserva, beninteso, anzi...) significa, a me pare, prediligere un’immagine di città a misura del turista consumatore, piuttosto che del cittadino consapevole. Non potendo, se non a scapito dei miei convincimenti, farmi strumento di una visione della cultura che non condivido ho preferito, pertanto, rassegnare le dimissioni».
Insomma, in Italia le persone oneste e competenti ci sono ancora: ma in un paese cialtrone come questo sono costrette a dare le dimissioni.





E così veniamo ai musei.
Sulla riforma Franceschini finora io non ho scritto nulla, perché aspetto di vederne gli effetti concreti: ma alla prospettiva che i musei possano perdere alcuni dei migliori direttori per sostituirli con per ora fantomatici “esperti internazionali", tremo.
Certamente uno studioso straniero può essere esperto del Rinascimento o del Barocco quanto e più di un italiano: ma cosa può saperne della specifica realtà quotidiana del territorio in cui il museo sorge e di cui fa organicamente parte? E poi, perché cercare all’estero quelle competenze che in Italia già abbiamo? Per fare un esempio: Angelo Tartuferi è uno dei massimi esperti mondiali della pittura italiana del Duecento e del Trecento; non può insomma esserci studioso più titolato per guidare la Galleria dell'Accademia di Firenze: perché cercarne un altro?*
E poi, detta in tutta onestà: quando leggo che un ministro dei beni culturali (Dario Franceschini), riferendosi a persone come Antonio Natali, direttore degli Uffizi e tra i maggiori storici dell’arte italiani, parla semplicemente di “volenterosi funzionari pubblici”, beh, sono io a provare un po' di imbarazzo per quel ministro.

La manifestazione del 29 novembre al Pantheon dei professionisti dei beni culturali


Tutto questo mentre la piaga del volontariato continua a far danni: mentre tanti giovani e meno giovani professionisti sono lasciati a casa, o sono costretti ad accettare di lavorare in condizioni indegne, il patrimonio culturale viene affidato a volenterosi incompetenti che costano poco.
Una scelleratezza che rischia di uccidere, insieme alla tutela del patrimonio, quelle discipline che a al patrimonio si legano, per esempio la Storia dell’arte e l’Archeologia: perché chi potrà ancora essere attirato da discipline costantemente umiliate che non offrono sbocchi lavorativi?
E così, quando vedi che il sindaco di Roma, Ignazio Marino, affida i reperti archeologici della città alle università americane, davvero il sangue ti diventa amaro!
Ma forse per lavorare con la storia dell’arte bisogna fare gli albergatori, vista la ridicola proposta di prestare le opere conservate nei depositi dei musei agli alberghi di lusso: una roba che davvero ti fa venir voglia di uscire di casa per andare a vedere che faccia ha il fenomeno da baraccone che ha abortito l’idea - invece la faccia dell'imbonitore televisivo Philippe Daverio, che è d'accordo con questa idiozia, la conosciamo bene: l'arrampicata sugli specchi che compie (clicca QUI) per giustificare questa baggianata fa impallidire l'Uomo Ragno.** Per fortuna il ministro Franceschini si è detto contrario, e anzi avanza una proposta sicuramente problematica ma molto interessante, su cui si può avviare una discussione (QUI).


Benevento: il mostro in costruzione di fronte alla cattedrale, a pochi metri dal monumento

Il punto essenziale, comunque, è che al di là di questi casi singoli c'è una situazione generale che appare disarmante.
Ieri ho visitato per la prima volta Benevento, una città meravigliosa che per gli studiosi di archeologia e arte romana e medievale è pura libidine. Peccato che, proprio di fronte alla cattedrale, a pochi metri dalla sua facciata, si stia realizzando un vero e proprio scempio: il gran mostro di cemento che potete vedere nella foto qui sopra. A chi è potuta venire un'idea del genere? Chi ha autorizzato questa enorme schifezza proprio di fronte a un monumento tanto importante?
Ecco, quando vedo che nella provincia italiana si vengono a realizzare simili insensate porcherie, robacce davvero inconcepibili in un Paese con la nostra tradizione, mi prende lo sconforto più totale.

Alla luce di tutto questo, auguro di vero cuore un buon 2015 a quelle persone che, in nome della cultura e del patrimonio, ogni giorno resistono in questa Italia allo sfascio.
Il 2014 non è certo stato tutto rose e fiori, ma qualche sporadica vittoria c’è stata: i Bronzi di Riace sono rimasti a Reggio, a Carditello pare si stia ben lavorando, e la buffonata di Sgarbi a Bologna è stata ampiamente smascherata per quello che è: una insulsa buffonata, appunto. Ma il 2015 che inizia non sarà per niente facile: non resta che rinforzare le barricate, sperando che bastino. 
Mi sembra, inoltre, che questo sarà un anno crociale per la definizione del rapporto tra il mondo ufficiale della Storia dell'arte e il mondo di Internet - dei blog, in particolare. Vedremo - e questo potrò verificarlo in prima persona - se il tutto si risolverà in un qualcosa di serio (se, cioè, i blog potranno dare un vero contributo a una seria divulgazione e a un serio discorso sul patrimonio) o se, come in parte temo, i blog falliranno dello stesso fallimento della televisione: aver reso la storia dell'arte una favoletta banalizzata, gestita da incompetenti che i "profani" facilmente confondono per professionisti.



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*senza considerare che Tartuferi è direttore del museo da nemmeno due anni, quindi una eventuale sostituzione sarebbe a maggior ragione insensata.
** anche quando si parla di patrimonio culturale, in Italia gli imbonitori televisivi (non li chiamo storici dell'arte per non far rivoltare nella tomba i vari Longhi e Argan) sono  purtroppo molto ascoltati - QUI ho scritto di altre prodezze intellettuali del prode Daverio.

2 commenti:

  1. Tutto giusto ma se chi lavora nel settore si fosse svegliato un pó prima per guardare il mondo che cambia piuttosto che rimanere rintanato negli uffici o biblioteche, avremmo compreso che il modo di tutelare e comunicare i Bb. Cc. é ormai desueto

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