martedì 7 aprile 2015

Tre anni di Kunst

Una parte dei miei libri di Storia dell'arte


Personalmente non amo festività e ricorrenze: compleanni e anniversari, a ben pensarci, non sono altro che date fatte apposta per ricordarci che il tempo avanza e la Morte si avvicina.
Ma, per una volta, bando alle malinconie: il 10 di questo mese Kunst compie tre anni e, ubriacature e spumanti stappati a parte, può essere un’occasione per tirare le somme con voi lettori.

In occasione del primo compleanno, vi anticipai alcuni progetti per il futuro del blog: l’apertura più massiccia ai temi del Rinascimento italiano e alle ricerche psicologiche e di neuroestetica. L’apertura al Rinascimento, specie al primo Quattrocento, c’è stata, mentre invece della seconda non v’è stata traccia: l’interesse per quel tipo di ricerche oggi tanto in voga è svanito subito, anzi, al momento non vedo nulla di più distante dal mio modo di intendere la Storia dell’arte.
Il punto è che ai settori della critica d’arte che da sempre hanno spadroneggiato in questo blog (l’iconologia o maestri come Argan e Baxandall) se ne sono aggiunti altri, che per me hanno avuto e stanno avendo un’importanza determinante: è la Storia dell’arte degli allievi di Longhi, o meglio, di certi allievi di Longhi – in primis Luciano Bellosi, e poi Giovanni Previtali, Miklós Boskovits, Ferdinando Bologna e altri. A questi devo poi aggiungere Enrico Castelnuovo, un longhiano tutto particolare (ho difficoltà a definirlo longhiano) di cui tornerò a parlarvi a breve.
Questi maestri, o meglio, le letture (magari parziali e insufficienti) dei loro testi, mi hanno svelato una cosa meravigliosa che forse non mi si era ancora rivelata del tutto: l’opera d’arte, questo meraviglioso difficilissimo problema – e capite che se uno scopre un fatto del genere non ha più tempo per neuroestetiche, filosofie e altre astrazioni.
Ciò, ovviamente, non significa negare i miei primi maestri (solo ideali, purtroppo) a cui ho dedicato non pochi post. Anzi! Degli studi di Lionello Venturi e Panofsky, di Argan e Schapiro, avrò sicuramente modo di scrivere ancora, per non parlare, poi, di temi come la metodica del dubbio (vedrete a tal proposito già il prossimo post).

Il punto è che questo è un blog personale; un blog, dunque, la cui “linea editoriale” è dettata dagli umori incostanti del suo autore: così, negli ultimi tempi, avete potuto assistere a un netto aumento dei post dedicati all’arte medievale, soprattutto all’arte del Duecento e del Trecento – argomenti su cui continuerò a insistere nei prossimi mesi, per il semplice fatto che sono le cose che mi interessano adesso.
Un po’ di varietà nei temi, però, ci sarà sempre: così il prossimo post lo dedicherò alle suggestioni avute dalla lettura di un bel libro recente su Fidia, quello successivo tratterà il problema della difficile visibilità di alcuni capolavori del tardo Duecento romano, riflettendo sul problema del contesto; successivamente toccherà al gran tema della “pala unificata” del Rinascimento e chiamerà in causa nientemeno che Masaccio, il Beato Angelico e Filippo Lippi; dopodiché, tornerò a parlarvi di Giotto, e di un capolavoro di Bellosi che quest’anno compie trent’anni, in una maniera (spero) un po’ diversa dal solito; più in là, invece, vi proporrò un lungo post sull’astrattismo del mio sempre amatissimo Boccioni (forse lo divido in due parti), uno sul Cavallini napoletano come chiave per un problema fondamentale, un altro sull’arte federiciana nei suoi aspetti che più anticipano il Rinascimento (tema di una complessità infinita), e così via…

Per il resto credo che la novità più grossa, in vigore da settembre scorso, è che i post non sono più settimanali, ma vengono pubblicati ogni due lunedì – e se ripenso al ritmo infernale della pubblicazione settimanale, mi domando come ho fatto a non dare di matto!
Detto questo, non mi rimane che ringraziarvi per l’attenzione e l’affetto, per gli scambi e i dialoghi che grazie a questo blog ho potuto avviare: sono queste, e non lo dico con retorica, le cose per cui vale davvero la pena avere un blog di Storia dell’arte.

Ma non posso dirvi, in tutta sincerità, che questo Kunst continuerà con lo stesso entusiasmo di prima; in questi due anni ho capito che il sempre più grande settore di Internet che si dedica alla Storia dell’arte mi piace poco: a dirla tutta, il solo fatto di poter essere etichettato come artblogger (categoria nascente della pseudo divulgazione italica) mi fa venire il morbillo – e questo, ovviamente, non significa che in rete non ci siano ottimi blog di Storia dell’arte, da Mostre-rò a Storie dell’arte, giusto per fare due nomi. Ma di tutto ciò, forse, avrò occasione di riparlarvi in qualche post più leggero (o più pepato, a seconda dei punti di vista).

9 commenti:

  1. Tre bellissimi anni per te che lo scrivi e per noi che ti leggiamo. Secondo me non c'é bisogno nemmeno di aggiungere pepe: i sapori che ci sono giá vanno benissimo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Innanzitutto ti ringrazio di cuore: gentilissima come sempre!
      Per il resto, beh, lo sai che, purtroppo o per fortuna, sono un tipo abbastanza polemico (un lato del mio carattere che in questo blog è venuto fuori spesso, anche di recente). Comunque sono d'accordo sul fatto che la disciplina Storia dell'arte non ha bisogno di pepate varie: il mio è un discorso inerente la divulgazione storico artistica sul Web - un discorso che, magari, forse, potrò approfondire in futuro :)

      Elimina
  2. Innanzitutto grazie per quello fai, poi una domanda.
    Sono un neofita di twitter (ti leggo lì) e un grande appassionato di storia dell'arte ma mentre finora ho accumulato una quantità inverosimile di fonti sul medioevo, ho difficoltà a trovarne su rinascimento e barocco. Sicuramente sarò io che non so (ancora) cercare, ma se potessi indicarmi qualche account in proposito te ne sarei davvero molto grato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ciao... ti consiglio caldamente di seguire la pagina Facebook della Fondazione Memofonte, e soprattutto il loro sito: tra carteggi, documenti, testi di difficile reperibilità, avrai di che leggere! http://www.memofonte.it/
      Un bel blog che potrebbe interessarti è "Letteratura artistica": http://letteraturaartistica.blogspot.it/

      Elimina
  3. Anche questa volta una cosa buttata là tra le righe mi ha colpito: che cos'è la neuroestetica? Ammetto di non saperne nulla!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nicola, credo che questo libro può esserti utile, come introduzione: http://www.amazon.it/Neuroestetica-Larte-cervello-Chiara-Cappelletto/dp/8842088994/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1428414217&sr=8-1&keywords=neuroestetica

      Elimina
  4. Ciao Mario/Kunst, auguri e complimenti per il lavoro che svolgi con passione. È sempre un piacere leggerti.
    Attento solo a non "mitizzare" troppo quelli che definisci i tuoi maestri. Perlomeno, io chiamo così alcuni di quelli che ho avuto come professori all'università, ma quando ci riferiamo a storici/critici di altre generazioni mi rendo sempre più conto di come ci sia ormai un vero e proprio abisso temporale tra loro e noi. Sono uomini vissuti in altre epoche, con i loro gusti e interessi e che hanno dovuto cedere spesso a compromessi per poter lavorare. E spesso le loro ricerche, perlomeno in Italia, erano fortemente condizionate dai loro tornaconti personali e/o da rivalità con le altre scuole (per non parlare dei loro caratteri pessimi, vedi Longhi o Zeri). E' abbastanza avvilente, ma prova a leggere cosa scrive Valentino Pace a proposito del concorso del '47 per la Sapienza che vide coinvolti tutti i nomi più grossi di allora. Lo trovi su academia.edu (se non sei iscritto fallo che puoi scaricare molti articoli da riviste o cataloghi altrimenti difficilmente reperibili)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Andrea, innanzitutto grazie per i complimenti!
      Ovviamente mi rendo ben conto che i "maestri" sono stati degli uomini coi pregi e difetti di tutti gli uomini. Insomma, non ne faccio dei santini da portare nel portafogli, e se li prendo come "maestri" è per quello che hanno dato alla Storia dell'arte.
      D'altronde, che spesso avessero caratteri pessimi lo sappiamo.
      Però credo che personaggi come Argan, per esempio, per il loro impegno civile e a favore della buona tutela del patrimonio culturale (quanto bisogno si sente, oggi, di quelle voci!), si possano prendere come modelli in senso più ampio, al di là dello specifico della Storia del'arte.

      Elimina