lunedì 24 agosto 2015

Il silenzio del Consiglio Superiore dei Beni Culturali

Giuliano Volpe


Io sono di Foggia, quindi Giuliano Volpe lo conosco: so quello che ha fatto per questo territorio difficile. La sua attività di studioso ha certamente segnato l’archeologia dauna, grazie anche alla creazione di una agguerrita scuola archeologica; per l’università foggiana, poi, gli anni di rettorato di Volpe sono stati una svolta, anche per quel che riguarda il recupero di un patrimonio culturale cittadino colpevolmente abbandonato.
Forse il momento culminante di questo percorso fu il doppio convegno sulla tutela e la valorizzazione che si tenne a Foggia, in cui Volpe chiamò a raccolta il meglio del discorso pubblico sul patrimonio culturale: credo di non essere il solo a ricordare la appassionante lectio magistralis di Salvatore Settis.

Ecco perché, in “tempi non sospetti”, recensii in questo blog il suo Le vie maestre.
Ecco perché appoggiai pienamente la sua candidatura al Senato.
Ecco perché esultai quando venni a sapere della sua nomina a Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, il massimo organo consultivo del MIBACT.
Ed ecco perché – e mi duole dirlo – oggi sono deluso, amareggiato, e mi sento perfino tradito.

Con la nomina di Volpe arrivai a pensare che forse, sul ministro Franceschini, mi ero sbagliato; e che quantomeno una persona come Volpe, in quella posizione, avrebbe messo un freno ai fin troppo chiari pericoli del renzismo. Mi sbagliavo: quella nomina è stata fumo negli occhi.
Come era facile prevedere, il governo Renzi è riuscito a distruggere il sistema di tutela del nostro Paese. Infatti, con la Legge Madia, le Soprintendenze verranno gestite dalle Prefetture: questo significa la fine della loro autonomia, del loro potere decisionale; di fatto, la loro soppressione. E non basta: è passato anche il silenzio assenso, un vero e proprio cappio stretto intorno alla tutela del paesaggio e del territorio – in un territorio come quello italiano, gravemente dissestato e sempre più soggetto a fenomeni naturali dalle conseguenze infauste, una deregulation di questo tipo è assoluta follia, anzi, è un atto criminale.
Di fronte a queste scelleratezze che, in piena continuità col berlusconismo, distruggono una gloriosa (e certamente anche problematica) storia secolare, da parte del Consiglio Superiore dei Beni Culturali v’è stato solo un silenzio imbarazzante.

Eppure il Consiglio ben sapeva quali sono i rischi di queste decisioni: nella mozione del 4 agosto (clicca QUI) scriveva giustamente che «una tale interpretazione della norma metterebbe in pericolo l’esistenza stessa del MIBACT».
Ma il Governo del parere del Consiglio se ne è beatamente fregato; e allora il Consiglio, così chiaramente delegittimato, come ha reagito? Col silenzio. Nessuna presa di posizione. Nessun tangibile atto di protesta. La mozione del 4 agosto è rimasta senza nessun seguito: carta straccia, ormai vecchia e inutile, superata dai fatti. Una scartoffia che però è usata per lavarsi le mani.
È questo che mi delude: che alle critiche che gli sono state mosse, alle giuste richieste di dimissioni, Giuliano Volpe abbia risposto sbandierando una scartoffia inutile. È l’accettazione passiva e pavida della delegittimazione del Consiglio, oltre che delle nefandezze attuate dal Governo.

Perché tutto ciò è, di fatto, l’assenso – anzi, il silenzio assenso – a una legge che pone fine al sistema della tutela del patrimonio culturale italiano; quelle norme che «metterebbero in pericolo l’esistenza stessa del Mibact» sono passate, e il Consiglio le accetta. Ecco perché mi sento tradito.
Aggiungo che le risposte di Volpe ai suoi detrattori sono del tutto deludenti: a fronte della gravità della situazione – una gravità senza precedenti! – Volpe scrive (QUI) che «nel campo dei beni culturali nessuno [ha] la verità in tasca». Un relativismo inaccettabile, perché è indiscutibile che quelle passate con la Legge Madia siano delle autentiche vergogne.
E quindi ha ragione chi chiede le dimissioni di Giuliano Volpe: è l’unico atto possibile di vera, tangibile protesta contro le scelleratezze del Governo Renzi, l’unico atto che possa ridare credibilità a un organo ormai ampiamente delegittimato (dal Governo e, giustamente, dai commentatori).
Rimanere su quella poltrona, soprattutto, vuol dire essere ricordato come complice del più grosso schiaffo dato alla tutela del patrimonio culturale: Volpe non merita questa fine. Sta a lui evitarla.

Ps. questo post l’ho scritto intorno al 10 agosto, ma ho aspettato a pubblicarlo anche nella speranza che, da Volpe, venisse un segno di rottura rispetto alle infamità di cui ho detto. E invece niente. Anzi, dopo la farsesca storia delle nomine dei direttori dei “grandi musei”, la sensazione che Volpe sia diventato per davvero «il piccolo Gianni Letta, o, se preferite la modernità, il Luca Lotti» di Franceschini è, ahimè, sempre più forte.
Peccato. Peccato soprattutto per la tutela del patrimonio culturale, che in questo agosto 2015 ha vissuto uno dei suoi momenti più oscuri, i cui nefasti effetti non tarderanno a farsi vedere.

Nessuna risposta.

3 commenti:

  1. Caro Mario Cobuzzi ha ovviamente tutto il diritto di pensare e scrivere quello che pensa e scrive. Lo rispetto, anche se ovviamente mi dispiace, come pare dispiaccia a lei pensare e scrivere queste cose sul mio conto, perche dice di conoscere e apprezzare il mio lavoro di archeologo e di rettore. Lo ribadisco: in questo campo 'nessuno ha la verità in tasca' e chi pensa di averla (peraltro sono coloro che hanno di fatto dominato dal punto di vista culturale il mondo dei BC e i risultati sono sotto gli occhi di tutti!) si comporta anche con violenza e arroganza; sono i sacerdoti dei BC, quelli che credono di possedere la verità appunto. Anche quelli dell'Isis sono convinti di avere la verità: e le loro azioni distruttive sono coerenti con quella loro convinzione! Preferisco una massiccia dose di laicità nei BC! E di rispetto reciproco. Non mi dimetto, non per attaccamento alla poltrona o a presunti vantaggi economici (la carica è onorifica, non prevede nessun compenso), ma perché sono convinto che si stia tentando, anche tra errori e anche con scelte che non sempre mi vedono d'accordo, di dare inizio ad una nuova stagione. Bisogna vedere e valutare il progetto nel suo insieme e anche dare il tempo minimo per poterne verificare i risultati. Dopo la riorganizzazione, si dovrà necessariamente passare a nuove assunzioni e a maggiori risorse. Questo è l'obiettivo prossimo. Ma dopo aver elaborato un progetto, e non, come si è fatto negli anni passati, dando risorse anche ingenti in un sistema ormai logoro e superato nella struttura e nell'impostazione culturale (e dell'enorme grande debito pubblico, derivante da sprechi e finanziamenti a pioggia, che grava soprattutto suo giovani nessuno parla!). Questione Prefetture: è un problema grave, che non sottovaluto: sono state date garanzie da Governo e vigileremo, come abbiamo fatto finora (non sempre in maniera evidente o non solo con le mozioni, gli articoli e gli appelli). Accolto con rispetto le critiche di Cobuzzi, e anche quelle di altri, ma continuo il mio impegno, a Foggia e in Puglia, con la ricerca, con il mio gruppo di lavoro, con Apulia felix, con la Carta dei BC e l'applicazione del Piano Paesaggistico, con altri progetti che presenteremo a breve, e in Italia, perché da molto tempo preferisco il vero riformismo radicale che cerca di cambiare davvero le cose alle chiacchiere pseudorivoluzionarie da salotto che abbiamo ascoltato per decenni da tanti Soloni, senza nessun, sottolineo nessun, risultato! Oppure Corbuzzi mi indichi un solo risultato positivo, concreto, che non sia la tiritera nostalgica per i bei tempi andati (quali?) e i continui no verso qualsiasi cambiamento. Questo paese (e il Sud in particolare) deve tentare di cambiare nel campo dei BC (e spero non solo) e con i BC: io continuo a dare il mio impegno. Si valuteranno i risultati (e li valuterà anche Cobuzzi) e se non saranno soddisfacenti, o rispondenti a quanto progettato, mi porteranno spontaneamente a farmi da parte e a tornare solo a studiare, senza che me lo chieda messuno.

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  2. Professore, non credo affatto che si pecchi di estremismo o arroganza nel dire che con la Legge Madia siamo di fronte a delle autentiche scelleratezze, ad attacchi senza precedenti alla tutela del patrimonio culturale. Il paragone con l'Isis, dunque, mi sembra del tutto fuori luogo.
    Lei parla di "garanzie del governo", ma mi permetta di chiederle: c'è da fidarsi di un governo che emana un decreto del genere? Secondo me no. E le ricordo che le idee di Matteo Renzi sulle soprintendenze e la tutela le conosciamo da anni: dagli anni tristi in cui era sindaco a Firenze!
    In ultimo: lei parla di aspettare i risultati prima di giudicare. Ma i risultati li abbiamo sotto gli occhi: provvedimenti che uccidono la tutela (per non parlare della questione dei direttori dei 20 musei, che appare ogni giorno più scellerata, o della questione del Colosseo). Non vedo cosa altro ci sia da aspettare.

    Ecco perché lei dovrebbe dimettersi: non per quello che ha fatto o non ha fatto, ma per quello che le sta succedendo intorno.

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  3. Puro buon senso. Grazie a Mario Cobuzzi per la sua onestà intellettuale. Basterebbe l'osceno paragone con l'Isis a chiarire la caratura morale di chi l'ha avanzato.
    Tomaso Montanari

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