lunedì 2 novembre 2015

I Battesimi di Ghiberti

Lorenzo Ghiberti, Battesimo di Cristo, 1427. Siena, Battistero, Fonte battesimale


Nella considerazione del percorso artistico di Lorenzo Ghiberti è consolidata l’idea di una progressiva evoluzione da un linguaggio giovanile intessuto di umori tardogotici a quello prospettico e rinascimentale della maturità[1], con valutazioni oscillanti rispetto al ruolo della scultura ghibertiana nella rivoluzione artistica da cui nacque il cosiddetto Rinascimento[2].
Una evoluzione rettilinea che dalla Porta Nord del Battistero di Firenze giunge (passando per opere capitali come il San Matteo per Orsanmichele[3]) alla Porta del Paradiso[4], forse il capolavoro dell’artista – certamente uno dei massimi capolavori dell’arte rinascimentale.[5]
La Porta Nord venne conclusa nel 1424; già dall’anno successivo Ghiberti riceveva la commissione per la Porta del Paradiso. Una successione serratissima che tuttavia, vista la qualità della bottega ghibertiana, non impedì al Maestro di accettare altre commissioni importanti: tra queste, quella per il Battesimo di Cristo da inserire nel fonte battesimale del Duomo di Siena.
Ed è proprio di quest’ultima opera che intendo parlarvi, di un dettaglio che io trovo problematico.

Sappiamo che il buon esito della commissione senese non fu cosa facile, né per Ghiberti né, soprattutto, per i suoi committenti: ben due formelle – il Battesimo di Cristo e la Cattura del Battista - vennero affidate all’artista nel 1417[6], ma, dati i suoi molteplici impegni, furono realizzate solo tra il 1425 e il 1427, e la seconda non da Ghiberti in persona ma da un suo allievo, Giuliano di ser Andrea[7].
Questa datazione coincide con la fine dei lavori per la Porta Nord, ed entra negli anni della lavorazione della Porta del Paradiso: dovremmo dunque essere, come momento stilistico, nell’ambito del “Ghiberti rinascimentale” della seconda porta per il Battistero fiorentino. E infatti è proprio così: si veda la complessità del rilievo che in alcuni punti (per esempio gli angeli a sinistra in primo piano) giunge con gran virtuosismo quasi al tutto tondo; o si veda l’abside angelico[8] che cinge la scena sacra, meditazione di Ghiberti sullo stiacciato di Donatello. Siamo insomma di fronte ai raggiungimenti stilistici che i fiorentini vedranno nelle storie della Porta del Paradiso.
Ma c’è un intoppo.

Dettaglio del Battesimo di Siena


Si veda il braccio del Battista, ossuto, e soprattutto lunghissimo: un’asta smagrita costretta a un inverosimile allungamento per compensare lo scarto del busto. Questo è un dettaglio centralissimo, anche da un punto di vista liturgico; un dettaglio che, in un contesto stilistico come questo, non riesco a spiegarmi: tanto antinaturalistico, tanto espressionistico appare. Sarebbe facile tirare in ballo un reflusso di goticismo, o magari trovare i colpevoli tra gli assistenti della bottega; ma opzioni del genere, in questo caso, mi sembrano scorciatoie.
Quel che è certo è che, se confrontiamo questo Battesimo con quello precedente per la Porta Nord, i conti tornano ancora meno! Perché qui il braccio del Battista è un braccio normale: non è ossuto, non ha nessuna lunghezza inverosimile, non è teso come una molla ed è colto in un piegamento naturale. Se poi osserviamo, nella stessa scena, il corpo di Cristo che si atteggia in un tipico ancheggiamento gotico, verrebbe quasi da pensare che ci deve essere stato un erroneo scambio di braccia tra i due Giovanni.

Lorenzo Ghiberti, Battesimo di Cristo, Porta nord del Battistero, 1403-24. Firenze, Museo dell'Opera del Duomo


Perché Ghiberti ha inserito quel braccio così stilisticamente fuori contesto? Perché solo in quel punto è tornato a un espressionismo gotico di tale carica deformante? Non riesco a spiegarmelo. Ho comunque una sola certezza: Ghiberti, artista consapevole e compositore sopraffino, quel braccio inverosimile l’ha inserito in piena coscienza, ben sapendo quello che faceva. Nessun reflusso inconscio, dunque, e nessun errore di aiutante incontrollato.
Azzardo: nel contesto di un fonte battesimale – cioè l’oggetto intorno a cui il gesto del Battista viene ripetuto - l’atto del battezzare ha una particolare centralità; una centralità che in un’opera artistica che riproduce proprio quell’atto non poteva che essere sottolineata, enfatizzata: quel braccio lunghissimo e ossuto, espressionistico e caricato, riesce magistralmente a sottolineare l’evento che nel Battistero senese si celebrava e si rammentava.



[1] Per una visione generale dell’arte di Ghiberti credo sia ancora utile la monografia di Giulia Brunetti, Ghiberti, apparsa nel 1966 nella collana I diamanti dell’arte (libri facilmente recuperabili nelle bancarelle). Una monografia più recente che vi consiglio caldamente è invece l’ArtDossier su Ghiberti (n.290 del 2012) scritto da Aldo Galli.
[2] Una svalutazione in questo senso è nell’essenziale saggio di Luciano Bellosi Da Brunelleschi a Masaccio: le origini del Rinascimento, in L.Bellosi (a cura di), Masaccio e le origini del Rinascimento, catalogo della mostra, Skira 2002.
[3] Per la giusta valutazione di quest’opera decisiva ritengo essenziale la lettura della scheda scritta da Aldo Galli nel catalogo della mostra fiorentina La primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460, Mandragora 2013. 
[4] Sempre dal catalogo della mostra fiorentina, si può leggere tra gli altri il saggio di Marco Collareta Oreficeria e scultura nell’arte fiorentina del Quattrocento.
[5] Una bella lettura sulla Porta del Paradiso è il volume recentemente uscito in occasione della conclusione del monumentale restauro, A.Giusti, G.M.Radke, La Porta del Paradiso. Dalla bottega di Lorenzo Ghiberti al cantiere del restauro, Giunti 2012.
[6] Su tutta la vicenda del fonte battesimale di Siena una bella lettura è quella di di Enzo Carli - in E.Carli, Donatello a Siena, Editalia 1967
[7] Questa è l’opinione di Aldo Galli, nel già citato ArtDossier.
[8] “Abside” che torna anche nella formella di Adamo e Eva nella Porta del Paradiso.

8 commenti:

  1. quello del braccio "sproporzionato e mal fatto" era un dettaglio che non avevo mai notato e in effetti sembra strano un errore del genere in un dettaglio così centrale, soprattutto considerando che si tratta di un pannello raffigurante il Battesimo in un edificio costruito appositamente per i battesimi...
    Guardandolo bene, sembra che con quel braccio Ghiberti voglia creare una linea che inscriva il Cristo in una specie di mandorla...

    RispondiElimina
  2. Concordo con Raffaello e sottoscrivo la conclusione di Mario: la volontà dell'artista potrebbe essere quella di 'trasfigurare' il gesto dell’aspersione, immagine davvero fondamentale in un battistero, conferendole un significato magari anche molto complesso, attraverso una certa ‘plastica architettonica’ del braccio del Battista. D’altra parte quella che a noi appare come un’anomalia anatomica va un po’ ridimensionata, perché a ben vedere anche gli arti degli altri personaggi presenti sulla scena sono resi con una stilizzazione più marcata e, a mio parere, assolutamente consapevole rispetto alla Porta Nord di Firenze. Per questa commissione Ghiberti si confrontò direttamente con Donatello ed è ben comprensibile che se ne fosse voluto distinguere in alcuni evidenti particolari. Aggiungiamo pure che volesse assecondare (forse) un gusto senese un tantino più attardato rispetto a Firenze? Il fascino di un artista come Ghiberti è proprio quello di non poterlo considerare in un’ottica di evoluzione stilistica lineare ma capace di fornire soluzioni creative sempre indipendenti tra loro.

    RispondiElimina
  3. Raffaello e Francesco, su alcuni punti magari non concordiamo troppo, però vi ringrazio davvero per i vostri commenti, approfonditi e seri! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te per gli spunti di riflessione che ci offri!

      Elimina
  4. Mario, hai pensato per caso nel fatto, semplicemente, di un errore (intanto disegno) della bottegha ghibertiana? A questo punto non mi sembra possibile pensare ad un errore di carattere liturgico, ma sopratutto morfologico. Chi ne sa. Saluti, caro collega!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Personalmente non riesco a pensare a un artista del calibro di Ghiberti che fa "errori"... Grazie per il commento, e un saluto :)

      Elimina
  5. Gentile Mario, complimenti per il blog e l'articolo. A mio avviso quel braccio è straordinario, una soluzione scenografica e quasi architettonica molto utile a distinguere lo spazio di Cristo da quello che lo circonda, anche se certamente poco adattabile ai canoni più tipici del rinascimento. Potrebbe trattarsi, anche nel suo espressionismo, di un'ulteriore affinità, oltre allo stiacciato, con Donatello? Riguardando altre opere dello stesso soggetto del Quattrocento, mi sembra di notare qualche somiglianza nel braccio, nella posa di Cristo e negli angeli con l'affresco di Masolino a Castiglione Olona, di qualche anno successivo. Potrebbe essere stato influenzato dall'opera di Ghiberti?
    Grazie per l'attenzione e un caro saluto

    Andrea Bonazzi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per i complimenti e il commento, Andrea, davvero interessante - sia per la valutazione del braccio, con cui sono del tutto d'accordo, che per il riferimento all'affresco di Masolino a cui non avevo pensato!

      Elimina