lunedì 16 novembre 2015

L'ogiva gotica e l'architettura islamica

Cupola della Roccia, 691-92, Gerusalemme


Un piccolo post pensando agli attentati di Parigi, agli estremismi religiosi e alle intolleranze d'ogni tipo che fatalmente troveranno nuovo alimento. Un post che prende in prestito la voce di Cesare Brandi: quel che la Storia dell'arte può insegnarci.

«… un principio architettonico che dava che dava la possibilità di diminuire lo spessore dei muri e di voltare delle grandi superfici, utilizzando unicamente la forza dei piloni e quindi dei contrafforti.
Questo fatto, che sembra puramente materiale, ha un'importanza straordinaria.
Ma come potè venire fuori questo fatto, su quali basi nuove si poterono fondare gli architetti? Le basi nuove, è chiaro, non potevano che venire dall'oriente musulmano. Infatti è da un pezzo che si mette in relazione l'inizio dell'architettura gotica con l'architettura musulmana; […] nel 1096-99 avviene la prima Crociata e questo fatto mise in contatto non soltanto i guerrieri, ma tutta una popolazione di guerra e non di guerra, con una civiltà completamente diversa. Questa civiltà nell'XI secolo era completamente formata; […] Proprio all'XI secolo quelli che erano gli elementi fondamentali dell'architettura musulmana erano già compiuti. Quindi andarono in Terra Santa, dove esisteva uno dei monumenti più antichi, ancora omaide, dell'arte musulmana, ossia la grande Quebat al-Sakhra, la Cupola sulla Roccia di Gerusalemme, proprio accanto al Santo Sepolcro: i crociati poterono vederla e quindi dedurne certi determinati principi.
Il principio in elenco più interessante che venne offerto a questi occhi nuovi, con cui veniva guardata l'architettura musulmana, fu senza dubbio l'ogiva».

- da C.Brandi, Dal Gotico al Rinascimento. Filippo Brunelleschi, Aracne 2004.

Brandi continua mostrando il modo in cui l'architettura gotica elabora questo elemento formale facendolo diventare uno dei cardini del nuovo sistema architettonico; e mostra come la Sicilia multiculturale dei normanni dovette agire come ponte nella conoscenza dell'ogiva.
La Storia dell'arte è quindi riconsegnata alla sua autentica natura: fatta di incontri, scambi, influenze reciproche, una realtà complessa e sfaccettata fatta da artisti, committenti e creazioni che viaggiano, dialogano e trovano un compromesso e una convivenza.


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