lunedì 18 gennaio 2016

Giotto alla Galleria dell'Accademia!

Taddeo Gaddi, Esequie di san Francesco, 1335 ca. Galleria dell'Accademia, Firenze.

La Galleria dell'Accademia è il museo fiorentino in cui nella maniera più chiara si può capire il percorso della pittura a Firenze nel corso del Trecento: il contatto diretto con una ricca selezione di dipinti realizzati da alcuni dei maggiori artisti dell'epoca e da un'abbondante serie di minori, rende chiaro cosa avvenne in campo pittorico fino alla rivoluzione di Masaccio.
È l'onda lunga della lezione di Giotto che, rielaborata nel corso del secolo in modi diversi, diventa protagonista del museo: è qui che si prende coscienza della portata storica senza precedenti dell'esperienza giottesca, un'esperienza capace di entrare nell'intimo di tutto un secolo come fondamento ineliminabile.

Mi piace fare un esempio, forse scontato, ma chiaro.
Alcune formelle dipinte da Taddeo Gaddi per Santa Croce offrono delle chiare riprese dal Giotto della cappella Bardi – è questo il Giotto che, per i pittori della generazione di Taddeo, doveva essere il Giotto definitivo, quello che maggiormente ne determinò le fisionomie stilistiche.
Così la formella con le Esequie di san Francesco propone una ripresa puntuale, seppur semplificata per via delle diverse dimensioni, della stessa scena nella cappella Bardi: la struttura spaziale e la disposizione dei personaggi rendono evidente la dipendenza.
Certo, il caso di Taddeo è scontato: sappiamo benissimo che egli fu uno dei più fedeli discepoli di Giotto.
Allora andiamo oltre, pensiamo a un pittore radicalmente innovativo come Giottino, un artista incredibile che si pone come svolta centralissima nella pittura del Trecento: ebbene, il naturalismo e la realtà quasi fisica dei personaggi, la loro prontezza sentimentale e comunicativa, trovano ancora origine nella rivoluzione di Giotto.

Giottino, San Giovanni Battista, particolare dell'affresco staccato conservato alla Galleria
dell'Accademia, 1356 ca.


Tutto ciò la Galleria dell'Accademia, come dicevo, lo mostra chiaramente.
Ma non del tutto. Alla Galleria manca qualcosa; manca qualcosa che dia chiaramente il senso del percorso; manca il nucleo generatore dell'intero discorso storico esposto nelle sale; manca il punto di partenza.
Alla Galleria dell'Accademia, insomma, manca un capolavoro di Giotto.
E no, non bastano i lacerti degli affreschi della Badia, di cui il museo conserva il brano con la Testa di pastore; sono disgraziatamente troppo frammentari, troppo miseri per poter assumere un ruolo del genere: e questo specialmente agli occhi del visitatore non specialista, a cui un museo deve sempre fare riferimento.
Ma dove prendere questo capolavoro?

Il Polittico di Badia è uno dei capolavori di Giotto, e un'opera importantissima per ricostruire il percorso dell'artista poiché è uno degli anelli di congiunzione tra gli affreschi della Basilica Superiore di Assisi e quelli della cappella Scrovegni. Un'opera del genere dovrebbe avere il massimo risalto, la massima centralità.
Non così agli Uffizi, dove il dipinto è conservato. Costretto in una stanza dominata dalle tavole ciclopiche di Cimabue e Duccio di Buoninsegna, e dalla meno grande ma comunque ragguardevole Madonna d'Ognissanti, il Polittico è relegato nella porzione di muro che avanza, quasi chiuso in un angolo, soverchiato dalla grandezza delle opere citate.
Il Polittico di Badia, nella sua collocazione attuale, è un'opera per niente valorizzata, un'appendice alle opere colossali che dominano la sala. E questa impressione, per il visitatore non specialista che forse del Polittico non ha mai sentito parlare, immagino sia anche maggiore.

E allora perché non spostare il Polittico di Badia in un luogo dove possa avere una centralità più consona alla sua importanza? Un luogo in cui sarebbe non un'opera tra le altre, ma il nucleo fondativo di un intero discorso storiografico e museografico?
Perché, insomma, non spostarlo dagli Uffizi alla Galleria dell'Accademia? Qui non solo sarebbe valorizzato in tutta la sua importanza, ma riempirebbe il gran vuoto della Galleria a cui accennavo prima: la mancanza di un capolavoro di Giotto, del fondamento stesso del museo.

Giotto, Polittico di Badia, pannello centrale, 1295-1300 ca. Uffizi