lunedì 29 febbraio 2016

Foggia nel Duecento, una capitale dell'arte italiana

Foggia, Cattedrale.


Anche in Italia il primo Duecento fu un periodo artisticamente ricco e complesso: non solo, dunque, quella più nota seconda metà di secolo che, da Nicola Pisano, vide un susseguirsi esaltante di artisti eccezionali che hanno cambiato il corso dell'arte medievale.
Il fascino del primo Duecento italiano è anche nel fatto che non sono i centri solitamente più celebrati a guidare il percorso delle arti figurative: Firenze e Siena, per esempio, lasciano il ruolo di avanguardia in Toscana alla più viva Pisa,1 mentre il palcoscenico grandioso di Assisi comincerà a mostrarsi più avanti. Più in generale, nell'evoluzione della scultura e dell'architettura italiana verso il Gotico, in quegli anni non è l'Italia centrale ad assumere il ruolo di guida, ma l'Italia del Sud.
L'evento che porta stabilmente il Sud ai vertici dell'arte italiana del primo Duecento è la comparsa di Federico II di Svevia2: grazie alla sua committenza e agli scambi artistici da lui promossi (di opere come di artisti), le forme del Gotico europeo penetrano, in modi diversi e con diversi gradi di ricezione, nelle figure del Romanico locale mutandolo sempre più radicalmente.3 Basti ricordare che è da questa esperienza che prenderà il via la rivoluzione di Nicola de Apulia, cioè Nicola Pisano.4

In questo fortunato contesto Foggia, la città prediletta di Federico, diventa uno dei principali centri artistici italiani: una fioritura artistica straordinaria, di cui ci restano solo pochi resti, che diede vita a quella scuola di Foggia che la critica ha da tempo individuato,5 e di cui il grande Bartolomeo da Foggia è probabilmente il capostipite e certo il nome più noto (clicca QUI).
Come scrive Maria Stella Calò Mariani, «negli anni svevi Foggia fu un luogo privilegiato per il convergere di artefici di alta qualificazione culturale e per la circolazione delle novità artistiche maturate Oltralpe e Oltremare. Accanto a scultori e architetti di origine foggiana, dei quali conosciamo intere famiglie, accanto alle maestranze cistercensi, vi abitarono o furono attivi magistri senza nome, di varia provenienza e competenza».6

I resti si concentrano in pochi punti, altissimi e problematici, della Cattedrale: edificata dagli anni Settanta del XII secolo, raggiunge alcuni dei suoi esiti migliori nella prima metà del Duecento. Un complesso che ha vissuto nei secoli risistemazioni radicali, restauri, dispersioni gravi ed eventi catastrofici: una realtà non semplice da valutare e forse ancora foriera di sorprese7.
Alcuni dei suoi gioielli artistici sono ancora fortunatamente ben visibili. Penso, primariamente, al famoso cornicione scolpito che divide la facciata, capitolo essenziale per l'arrivo delle forme gotiche nel Sud svevo8. Mostri, animali di varia specie, vegetazioni rigogliose, presenze umane: questo è il popolo furente che si raduna nel cornicione, «una sorta di “mondo alla rovescia” - scrive Valentino Pace - di cui si possono non percepire con chiarezza i dettagli, ma in cui certamente si coglie la presenza di un mondo di dannati e di mostri, di un mondo che in Puglia o nel “Regno” al fedele o al cittadino mai si era dispiegato con la stessa intensità, anche se attenuata dalla distanza ottica»9, un popolo che mostra l'estrema complessità e ricchezza della situazione artistica in Capitanata tra XII e XIII secolo, quando il romanico locale si apre agli influssi dell'Europa del Nord e della Terrasanta: il risultato è un capolavoro di intenso espressionismo vitalistico, un'opera splendidamente multiculturale e proprio per questo difficile da valutare e collocare, sia a livello stilistico che cronologico.
C'è qualcosa che può ricondurci concretamente, oltre agli ambiti citati, al Gotico europeo? Almeno i due uomini aggrediti agli angoli del cornicione, potentemente aggettanti e saldi nella loro volumetria compatta, potrebbero essere la prova di maestri (o un maestro) più aggiornati in senso gotico. E in questa apertura gotica si inseriscono pienamente alcune testine nei capitelli della facciata e dei lati dell'edificio – per esempio quelle dalle barbe elegantemente linearistiche.


Cornicione della Cattedrale di Foggia, 1230 ca.

Foggia, Cornicione della Cattedrale, 1230 ca.

Doppio capitello angolare nella facciata della Cattedrale foggiana.


Foggia, Cattedrale. Capitello dal Portale di san Martino


Parlando del cornicione della Cattedrale si giunge fatalmente a Bartolomeo da Foggia, protomagister di Federico II, autore del perduto Palatium imperiale e capostipite della Scuola di Foggia, secondo alcuni autore del cornicione. Artista tra i più alti del primo Duecento italiano, dopo una larga ricostruzione attuata da Ferdinando Bologna10 è tornato nell'indeterminatezza: del palazzo federiciano resta l'arco fogliato con l'iscrizione e le aquile su mensole11, forse poco per una analisi comparativa.
Tuttavia mi chiedo: la Cattedrale foggiana può aver avuto una nuova fioritura negli anni in cui la città diventava centrale grazie alla predilezione di Federico? Federico e la sua corte possono aver avuto un ruolo nell'avanzamento dei lavori? E dunque alcune delle parti più aggiornate tra quelle sopravvissute possono coincidere col periodo svevo? Non bisogna dimenticare che la Cattedrale di Foggia nasce e si sviluppa come simbolo visibile della rivalità con la vicina Troia; e Troia fu una città convintamente avversaria di Federico; quindi l'interesse della corte sveva a che la antitroiana impresa di Foggia giungesse a buon fine non sarebbe così improbabile. Niente di più normale, allora, che la corte affidasse l'avanzamento dei lavori al già testato Bartolomeo.


Bartolomeo da Foggia, particolare dell'arco del Palazzo federiciano, 1223.


Tutto ciò è detto in via del tutto ipotetica. Perché anche le opere del Duecento foggiano rientrano in un più generale problema dell'arte federiciana: la difficoltà di far aderire i nomi che conosciamo a opere sicure - un problema che, nel caso della formazione di un artista della portata storica di Nicola Pisano diventa enorme e di difficile risoluzione, nonostante le tante proposte della critica.12
Così le sculture erratiche del Portale di san Martino, sul lato nord, propongono un ulteriore problema di cronologie: il bellissimo Cavaliere dall'ampio mantello svolazzante in ampie fasce e dal destriero imperioso nello sbalzo deciso, mostra una padronanza della forma naturalistica che lo pone nell'alveo di un Gotico ormai compiuto e più maturo di quello che si vede in altri pezzi della Cattedrale. Segno di una fase avanzata dei lavori, o di un maestro stilisticamente più aggiornato?
D'altronde la Cattedrale di Foggia fu interessata da una assidua attività artistica anche nel periodo degli Angiò, in un fiorire di opere (alcune conservate nel locale Museo Civico, di cui vi parlerò in altri post) che riempirono la Cattedrale anche nel Trecento: è il caso della tavola perduta di Ghiotto fiorentino celebre pittore di cui dà notizia una fonte seicentesca,13 ulteriore disperso nell'immenso naufragio dell'arte foggiana.14

Foggia, Cattedrale, parte alta del Portale di san Martino

Cavaliere (san Giorgio?), dal Portale di san Martino. 1250 ca. 

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1 Per la centralità di Pisa e del contesto che qui si crea intorno alla monumentale figura di Giunta Pisano, si veda tra gli altri il Cimabue di Luciano Bellosi (1998 e 2001).
2 Per un approfondimento progressivo dei fatti artistici trattati in questo post vi consiglio tre ottime letture: E.Castelnuovo, Arte delle città, arte delle corti, ripubblicato in volume da Einaudi nel 2009; A.Monciatti, L'arte nel Duecento, Einaudi 2013; M.S.Calò Mariani, L'arte del Duecento in Puglia, Istituto Bancario San Paolo di Torino 1984
3 Per una prima comprensione della centralità dell'esperienza federiciana, rimane fondamentale la lettura di A.M.Romanini (a cura di), Federico II e l'arte del Duecento italiano, Atti del Convegno, Congedo Editore 1980.
4 Una lettura recente e molto istruttiva, che ben illustra il percorso del Gotico italiano dai primi esiti federiciani ad Andrea Pisano, è il catalogo della mostra Exempla. La rinascita dell'antico nell'arte italiana. Da Federico II ad Andrea Pisano, Pacini 2008.
5 Consiglio caldamente (anche per una più generale questione di metodo) il gran saggio di Pina Belli D'Elia Scultura pugliese di epoca sveva, pubblicato nei già citati Atti del Convegno federiciano.
6 M.S.Calò Mariani, Foggia e l'arte della Capitanata dai Normanni agli Angioini, in M.S.Calò Mariani (a cura di), Foggia Medievale, Claudio Grenzi Editore 1997. Libro che segnalo anche per il magnifico apparato iconografico.
7 Inserendosi, questa complessità, nella più generale difficoltà di lettura delle cattedrali medievali pugliesi – si veda sempre il saggio della Belli D'Elia.
8 Questa è un'opera che ha avuto una straordinaria fortuna critica, e che è stata valutata essenzialmente da due indirizzi diversi: il primo ne ha fatto un punto di partenza estremamente moderno del Gotico italiano (si veda su tutti Ferdinando Bologna), il secondo un'opera con ancora forti impronte romaniche. In ogni caso la collocazione cronologica in epoca sveva è dominante in entrambi i partiti.
9 V.Pace, Dal margine al centro. Scelte tematiche “al margine” e temi “marginali” al centro nella scultura monumentale italomeridionale normanno-sveva, del 2001 (lo potete leggere QUI).
10 Bologna, nel suo classico I pittori alla corte angioina di Napoli 1266-1414, compone un corpus molto ampio di Bartolomeo, comprendente alcuni dei più celebri pezzi di scultura federiciana, tra cui il Busto di Federico II conservato a Barletta. 
11 Mi sembra che l'ipotesi, forse un po' campanilistica, che i ragguardevoli ritrovamenti archeologici nella zona degli Ipogei urbani appartengano al Palazzo federicano, non abbia avuto una gran fortuna.
12 Per la questione della giovinezza di Nicola Pisano nell'ambito della cultura federiciana ed europea, una lettura superba è il saggio di Cesare Gnudi Considerazioni sul gotico francese, l'arte imperiale e e la formazione di Nicola Pisano, che trovate sia nei già citati Atti del Convegno federiciano che nel volume ormai classico di Gnudi L'arte gotica in Francia e in Italia, Einaudi 1982.
Proposte attributive forse ottimistiche e nondimeno affascinanti, le formula Stefano Bottari nel suo Saggi su Nicola Pisano, Pàtron 1969.
13 Relazione del 1694 del Canonico Calvanese - si veda il citato saggio della Calò Mariani in Foggia medievale. Ovviamente è del tutto improbabile che a Foggia ci fosse realmente una tavola di Giotto.
14 Naufragio continuato nel pieno Novecento, quando negli anni Cinquanta scomparvero quasi tutte le sculture gotiche rinvenute durante una campagna di restauro; naufragio che continua ancora oggi, a giudicare dai miseri resti della Regia Masseria del Pantano, ormai ridotta a un rudere di cui si attende il crollo per far felici gli speculatori e i palazzinari, e vedendo i palazzi settecenteschi del centro cittadino ridotti a non meno misero stato. La grandezza della Foggia duecentesca non ha purtroppo echi nella Foggia attuale e in buona parte dei suoi cittadini.   

lunedì 8 febbraio 2016

Un ciarlatano della Storia dell'arte: Costantino D'Orazio!

Costantino D'Orazio


L'avvento del Web non ha migliorato lo stato della divulgazione storico artistica in Italia, campo già ampiamente degradato da decenni di pseudo divulgatori televisivi; in questo post voglio parlarvi dell'ennesimo imbonitore chiamato dalla Rai a fare un po' di gretta disinformazione.
Costantino D'Orazio è il ciarlatano a cui mi riferisco. Pregi: parlantina sciolta, camminata sicura, atteggiamento professionale. Difetto: una ignoranza crassa della Storia dell'arte.
Non esagero: ecco a voi l'insulso "approfondimento" dedicato alla cappella Portinari in Sant'Eustorgio a Milano (QUI). Vi propongo un elenco parziale delle fandonie snocciolate dall'ineffabile D'Orazio.

1- "Il Rinascimento, si sa, nasce a Urbino e a Firenze". No, caro amico, il Rinascimento nasce a Firenze e basta, per opera dei vari Brunelleschi, Donatello, Masaccio. Qui siamo a livelli elementari, me ne rendo conto...
2- "e - continua il nostro - si diffonde in tutta Italia grazie all'impulso di Lorenzo de' Medici [che] esporta i suoi artisti". Altra fregnaccia: Donatello, usato quasi come un vero e proprio ambasciatore fiorentino, lavorò a Siena, Prato, Padova, Napoli, Roma; Masaccio a Pisa e Roma; l'Angelico a Orvieto e Roma; e tutto questo ben prima dell'avvento di Lorenzo. Evidentemente il nostro “divulgatore” deve rivedere la politica culturale di Firenze e dei Medici.
3- Secondo il D'Orazio la scarsella sarebbe un'invenzione di Brunelleschi: il nostro “divulgatore” non sa che a Firenze c'è un famoso edificio romanico che si chiama Battistero - ma temo che il Nostro non sappia prioprio cosa sia la scarsella, dato che non si prende nemmeno la briga di spiegare cosa sia.


Giovanni di Balduccio, Arca di san Pietro Martire, 1339. Milano, Sant'Eustorgio, cappella Portinari


Tutto ciò solo al primo minuto e mezzo di video! Quindi, per magnanimità, vado direttamente al punto forte, alla fandonia delle fandonie, al trionfo dell'ignoranza: le falsità e i giudizi ridicoli che il nostro ciarlatano vomita sulla straordinaria Arca di san Pietro Martire, capolavoro trecentesco di Giovanni di Balduccio.
Secondo D'Orazio quest'opera è significativa nella storia delle arti figurative perché dimostra che l'evoluzione della scultura è più lenta rispetto a quella della pittura. Sul serio? Lo sa il nostro imbonitore che, per quanto riguarda proprio il primo Rinascimento, è vero l'esatto contrario? E cioè che la pittura, per giungere agli esiti rinascimentali della scultura già raggiunti dai vari Donatello e Brunelleschi, dovette attendere la metà degli anni Venti del Quattrocento con l'arrivo di Masaccio? Evidentemente no.
Queste figure sono prive di volume” dice il nostro, e aggiunge che le Virtù alla base dell'opera non sono libere di muoversi e sono poco espressive. Qui il nostro ciarlatano è semplicmente vergognoso: e lo capisce chiunque conosca la scultura del Trecento e veda quest'opera dal vivo.
Ma il meglio deve ancora venire, e qui giungiamo alla farsa: “L'autore di queste sculture non ha ancora appreso la lezione che Donatello aveva già diffuso nella scultura fiorentina”.
Ripeto: “L'autore di queste sculture non ha ancora appreso la lezione che Donatello aveva già diffuso nella scultura fiorentina”.
Capite? Questo ignobile buffone non sa che “l'autore di queste sculture”, e cioè appunto Giovanni di Balduccio (mai nominato in tutto il video!), è uno scultore del primo Trecento!! Come accidenti può conoscere Donatello e la prospettiva del Quattrocento?
Io una simile esibizione di ignoranza, cialtroneria, comicità involontaria, ciarlataneria, l'ho vista raramente!


Una delle stupende Virtù di Giovanni di Balduccio, la miglior risposta alle idiozie di D'Orazio


Si badi: non stiamo parlando di un'opera sconosciuta o poco trattata: l'Arca di san Pietro Martire è un capolavoro ben studiato da decenni; è trattato in autentici classici della Storia dell'arte medievale1, in sintesi recenti ad alta diffusione,2 in voci enciclopediche facilmente consultabili anche online,3 nei più diffusi manuali scolastici4, e perfino suWikipedia: il che conferma quanto sia goffa e ridicola la sciatta ignoranza di D'Orazio, e dunque quanto la Rai sia capace di cadere in basso, dato che affida la divulgazione della Storia dell'arte a ciarlatani incompetenti che sono un'offesa alla Storia dell'arte e ai tanti bravi studenti che affollano le aule delle università.



ps. tutto ciò io l'avevo fatto presente a Rai News mesi fa su Twitter. Non ho avuto nessuna risposta (nonostante anche i numerosi retweet di altri utenti) e non c'è stata nessuna revisione della puntata dedicata a Sant'Eustorgio. Ecco perché ho deciso di pubblicare questo post, dopo averlo messo momentaneamente da parte.
Complimenti a Rai News per la professionalità dimostrata.

Edit 13/02/2016. Un gentile lettore mi segnala che il video di D'Orazio sulla cappella Portinari è stato rimosso dal sito di Rai News. Evidentemente qualcuno ha ancora il senso del pudore: forse ciò porterà finalmente a un controllo migliore dei contenuti, per evitare altri disastri (fossi in quelli di Rai News darei una controllata a tutti gli altri video di D'Orazio, a partire da quello osceno sul Beato Angelico segnalato nei commenti a questo post). Speriamo! 

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1 Pietro Toesca, Il Trecento, pubblicato originariamente nel 1950. Il grande studioso, pur rilevando discontinuità qualitative a causa degli interventi di numerosi allievi, non esita a definire l'Arca opera magnifica.
2 Michele Tomasi, L'arte del Trecento in Europa, Einaudi 2012. Qui all'opera di Giovanni è dedicata una scheda specifica.
3 Cliccando QUI potete trovare le autorevoli voci della Treccani dedicate a Giovanni.
4 Per esempio l'arcinoto Arte nel tempo di De Vecchi – Cerchiari, edito da Bompiani