sabato 16 maggio 2020

Quando e come riapriranno i musei nazionali toscani? Tra Coronavirus e vecchie inettitudini

Il Museo Nazionale d'arte medievale e moderna di Arezzo, fotografato il 14
giugno 2019 in una delle rare e semideserte aperture.


Dal 18 maggio i musei dovrebbero riaprire dopo l'emergenza sanitaria.
Sarà davvero così? Come e quando riapriranno musei che, ben prima dei problemi causati dal Coronavirus, vivevano una situazione drammatica tra carenza cronica di personale, aperture limitatissime, finanziamenti ridotti all'osso?
In questa sede mi riferirò principalmente ai musei nazionali toscani, la cui situazione conosco più da vicino. Il Museo Nazionale di San Matteo a Pisa, una sorta di sancta sanctorum per lo studio dell'arte pisana e toscana dal XII secolo al Rinascimento, da qualche anno era più chiuso che aperto a causa di una mancanza di personale gravissima: con le spese ulteriori che la riapertura in sicurezza impone, non ha una data certa di riapertura.
Stesso discorso per la Pinacoteca Nazionale di Siena, tempio dell'arte senese, che aveva già ridotto gli orari di apertura e che resterà chiusa fino a data da destinarsi.
E che ne sarà del Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, che per gli stessi motivi negli ultimi tempi si trovava nelle medesime condizioni del San Matteo di Pisa, tra chiusure diffuse e aperture contingentate? E del Museo Nazionale d'arte medievale e moderna di Arezzo, aperto a stento due soli giorni a settimana?

Mi fermo qui perché il quadro è già abbastanza vergognoso. Il problema di fondo è che questi musei, tra i principali d'Italia e del mondo – musei che, tanto per fare qualche nome, conservano Duccio di Buoninsegna e Simone Martini, Masaccio e il Beato Angelico, Donatello e Vasari -, vivevano da tempo una situazione scandalosa, causata dalla miopia gravissima e dal menefreghismo di una classe politica inetta e, va detto, di una cittadinanza che generalmente dei musei si interessa poco e niente. Il Coronavirus, dunque, anche in questo campo, non fa che mostrare l'inefficienza e l'inadeguatezza di un “sistema Paese” che ospita alcuni dei più importanti musei del mondo senza curarsene: e chi ha potuto parlare coi direttori o anche col semplice personale conosce bene lo sconforto, la frustrazione e la rabbia di chi non ha mezzi per contrastare una situazione inaccettabile.
Tutto ciò in Toscana, una delle regioni più avanzate d'Italia e per tradizione tra le più legate all'arte: tremo pensando a cosa può succedere in altre aree più periferiche, ai musei cittadini più piccoli che già prima arrancavano.

Personalmente non so se questa emergenza sanitaria ci “renderà migliori”, come tanto spesso e con tanta retorica si sente ripetere in televisione, ma certo il Coronavirus e i suoi effetti ci mostrano, in tutta la sua agghiacciante e vergognosa evidenza, l'inettitudine di un'Italia inadeguata ai tesori che conserva.

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